Serie “Non smettere mai di lottare”: J.K. Rowling

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Noi di Power of Optimism Blog vogliamo inaugurare una nuova serie di articoli dedicati, che si possono facilmente inserire nella categoria “Diari di esperienze”.

Abbiamo deciso di raccontarvi le storie difficili di successo di diversi personaggi, per motivarvi a proseguire il vostro cammino di realizzazione personale.

Cominciamo dall’amatissima J.K. Rowling, essendo noi di Power of Optimism suoi grandissimi fan.

“Tutti abbiamo sia luce che oscurità dentro di noi. Ma sta sempre a noi scegliere da che parte schierarci .” (J.K. Rowling)

Questa è la storia di una ragazza che adorava scrivere per hobby, che redasse il suo primo racconto all’età di 6 anni e che non avrebbe mai pensato di diventare un giorno una scrittrice famosa in tutto il mondo.

Joanne Rowling, a tutti oggi nota come J.K. Rowling (“K” Sta per “Kathleen”, nome della nonna paterna e suo secondo nome di battesimo) nacque a Chipping Sodbury, vicino Bristol, nel Regno Unito, il 31 luglio 1965.

Visse a Bristol o nei dintorni fino all’età di nove anni, poi si trasferì insieme alla famiglia a Tutshill, un paese accanto a Chepstow nel Galles del Sud, da cui poteva ammirare un bellissimo castello, che dà sul fiume Wye.

Vivere in campagna era sempre stato il sogno dei suoi genitori, che erano cresciuti entrambi in città.

I genitori della Rowling si conobbero a diciannove anni su un treno per la Scozia, che partiva dalla stazione di King’s Cross, proprio come l’Espresso diretto ad Hogwarts. Fu un vero e proprio colpo di fulmine. Ben presto si sposarono ed ebbero Joanne e, qualche anno più tardi, sua sorella minore Dianne.

Come i genitori di Harry Potter, a Godric’s Hollow, Joanne e la sua famiglia vivevano nei pressi di una chiesa e di un cimitero. I suoi amici pensavano che fosse un po’ lugubre, ma a Joanne quel posto piaceva.

Quando aveva 9 anni, sua nonna Kathleen, cui lei era molto legata, morì per un attacco di cuore. Quest’esperienza costituì il primo evento drammatico della sua esistenza. Kathleen era la moglie di Ernie, il nonno il cui nome avrebbe utilizzato per il conducente del Nottetempo in “Harry Potter e il prigioniero di Azkaban”, e insieme a lui aveva un supermercato, dove Joanne e Dianne erano solite giocare al mercato dopo la chiusura.

L’amore per i libri e la parola scritta Joanne lo ereditò da sua madre, Anne Rowling. Anne era una lettrice accanita e appassionata, tanto che durante la giornata non c’era momento più felice di quando si sedeva sulla sua poltrona a sfogliare un libro.

Da piccola leggeva molto Enid Blyton, insieme alla madre che era sua grande fan, in particolare “La serie dei cinque”. Poi, divorava letteralmente le avventure di Richard Scarry, al punto che il racconto sul coniglio Rabbit malato di morbillo -come disse scherzosamente la Rowling durante un’intervista- poteva considerarsi un vero plagio della serie. A otto anni, lesse “Piccole Donne” di Louisa May Alcott e restò persuasa per qualche mese di essere Jo March. Il suo libro preferito era “The Little White Horse” di Elizabeth Goudge. A undici/dodici anni lesse “Orgoglio e pregiudizio” di Jane Austen e a quattordici “La fiera delle vanità” di William Thackeray. Più tardi elesse a sua opera preferita della Austen “Emma”.

Joanne sapeva che la sua strada era la scrittura sin da piccolissima, ma non avrebbe mai pensato di vedere il suo sogno realizzato. Quando terminò Rabbit, pensò “Ecco, ora possiamo pubblicarlo”.

Ricorda che fu sua madre Anne a incoraggiarla a non fermarsi mai e a scrivere ancora.

Il talento e le predisposizioni esistono, ma ciò che fa davvero la differenza è la nostra volonta, la nostra personale determinazione a inseguire un sogno.

A scuola incontrò diverse difficoltà. Era una bambina ansiosa e timida, anche se cercava di ostentare sicurezza, alzare spesso la mano, un po’ come il personaggio di Hermione, in modo da non mostrare agli altri le sue debolezze. La sua prima scuola, la St. Michael, era situata nella periferia di Bristol, in High Street, a Winterbourne. Se avesse dovuto rivivere il ricordo di quel giorno nel Pensatoio di Silente, avrebbe rivisto se stessa che, soddisfatta, dopo il pranzo, abbracciava la madre, pronta a tornare a casa, pensando igenuamente di aver chiuso con la scuola e di non dover tornare il giorno seguente.

Poi continuò gli studi a Tutshill. Lì, il primo giorno, la Signora Morgan diede a tutti gli studenti un test di matematica, li valutò, e distribuì i posti nell’aula ai ragazzi in base all’impressione che aveva avuto del loro livello d’intelligenza.

Joanne fu assegnata alla fila degli studenti meno svegli, ma ciò non smorzò il suo spirito battagliero.

Può un singolo stupido test dirvi chi siete? La vicenda di Jo Rowling vi insegna che la risposta è no.

Pian piano, Joanne migliorò in matematica e si impegnò tanto che riuscì ad essere spostata dall’insegnante fra i posti degli allievi più in gamba. La Signora Morgan fu una delle varie fonti di ispirazione che Joanne utilizzò per dar forma al Professor Piton.

Alle superiori, poi, si trovò meglio. Come Harry, Jo aveva 11 anni quando cominciò a frequentare la scuola di Wyedean, e ne aveva 17 quando terminò gli studi.

Un’influenza positiva e significativa fu esercitata in lei dalla Signora Shepherd, un’insegnante di inglese severa, intelligente e femminista. Era l’unica insegnante di cui la Rowling si fidasse. Quando pubblicò, nel 1997, “Harry Potter e la pietra filosofale”, la Signora Sheperd le mandò una lettera di commento attraverso l’editore Bloomsbury .

Ai tempi della scuola, J.K. Rowling non era molto socievole, era piuttosto timida e passava il tempo a scrivere. Scriveva ovunque.

Al sesto anno, a scuola arrivò un ragazzo nuovo, Sean Harris, che aveva vissuto a Cipro per anni col padre che era nell’esercito. Divenne il suo migliore amico. Il personaggio di Ron Weasley – ha dichiarato l’autrice- è ispirato a lui, perché, come Ron, Sean aveva una Ford Anglia turchese.

Dopo la scuola, Jo Rowling studiò Lingue all’Università di Exter per quattro anni, compreso un anno trascorso a Parigi a insegnare inglese. A indirizzarla verso questa strada, anziché verso lo studio della Letteratura, furono i genitori di Joanne, convinti che la conoscenza delle lingue l’avrebbe facilitata nella ricerca di un lavoro.

Fu una decisione strana -avrebbe ribadito Joanne anni dopo- per una che voleva soltanto fare la scrittrice, malgrado non osasse rivelarlo ad anima viva.

Dopo l’università, si recò a Londra a seguire un corso per segretarie bilingue. L’unica nota positiva di quel corso -e qui il destino ci mise lo zampino- fu l’aver imparato a scrivere a macchina.

Ecco un’altra cosa interessante: mai nulla di quello che apprendiamo è da buttare… anche la cosa più insignificante che apprendiamo può essere un trampolino di lancio per ciò che vogliamo fare davvero.

Poi, lavorò per Amnesty International come assistente ricecatrice sui diritti umani nell’Africa francofona.
Quando ebbe per la prima volta l’idea di scrivere Harry Potter, Jo Rowling si trovava su un treno per Manchester perché il suo ragazzo si stava trasferendo là e le aveva chiesto di andare con lui. Agli occhi della sua immaginazione, all’improvviso, si presentò un ragazzo di nome Harry. Dietro non aveva carta e penna, così non potè annotare nulla, ma si limitò a pensare e fantasticare e si disse che se il tutto non fosse sopravvissuto a quel viaggio in treno significava che non valeva la pena ricordarlo. La Scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts fu la prima cosa su cui si concentrò. Doveva trovarsi in un posto isolato e subito pensò alla Scozia, in un posto isolato, come tributo al posto in cui suoi genitori si erano sposati. Anche se ogni tanto, qualcuno dice di aver scovato il posto cui la Rowling si è ispirata per il castello di Hogwarts, lei ci tiene a ribadire che non è vero e che non ha mai visto da nessuna parte un luogo che gli somigliasse.

Quando si trasferì a Manchester, la Rowling in un primo tempo lavorò per la Camera di Commercio locale, da cui la licenziarono quasi subito.

Poi, trovò un impiego all’università, ma non era affatto felice, soprattutto perché sua madre era morta circa un mese dopo il suo trasferimento. Jo ha affermato di aver scritto tantissimo su Harry Potter nei sei mesi precedenti la scomparsa di sua madre e di non aver mai cambiato la trama fondamentale del romanzo in seguito quel terribile avvenimento, ma indubbiamente la storia assunse toni più cupi.

La malattia di sua madre fu una delle esperienze più segnanti per Jo.

“Credi davvero che le persone che abbiamo amato ci lascino mai del tutto?” (J.K. Rowling)

La madre si ammalò quando Joanne era ancora un’adolescente e il rapporto con suo padre si incrinò presto. Aveva 25 anni quando lei morì e il suo più grande rimpianto resta non aver fatto in tempo a farle leggere Harry Potter.

Nel 2010 J.K. Rowling ha donato 11 milioni di sterline in favore della ricerca contro la sclerosi multipla e altre malattie neurodegenerative, fondando ad Edimburgo un centro di ricerca per sconfiggere queste patologie, la Anne Rowling Regenerative Neurology Clinic. Nel 2019, la scrittrice ha elargito un’altra importante donazione, di 15 milioni di sterline, per incentivare la ricerca e una parte della somma è andata proprio alla clinica intitolata a sua madre.

In preda alla disperazione e allo sconforto, Joanne stava leggendo un giornale locale. Lì trovò un’offerta di lavoro interessante per un impiego come insegnante di inglese in Portogallo. Ricordando la bella esperienza che aveva vissuto a Parigi durante gli anni dell’università, decise di provare. Così, finii ad Oporto, dove conobbe il suo futuro marito, Jorge Arantes, un giornalista portoghese.

I due si sposarono e un anno dopo diedero alla luce una bellissima bambina, Jessica.

Di nuovo, però, Joanne fu costretta ad affrontare un periodo di grandissime prove e difficoltà. Il suo matrimonio, infatti, fallì dopo 2 anni. Jo scivolò in una terribile depressione, che è la stessa che ha descritto e caratterizzato abilmente nella figura dei Dissennatori, come un essere in grado di derubarti di ogni memoria felice.

Jo si ritrovò con una figlia piccola a dover ricominciare da zero la sua vita. Furono l’adrenalina e l’amore per sua figlia a spingerla ad andare avanti. Capii ben presto che doveva far ritorno in Inghilterra. Lei e sua figlia non erano senza un soldo, ma a quei tempi vivevano solo grazie al sussidio di disoccupazione, perché Joanne non aveva un lavoro.

Jo arrivò persino a pensare che non sarebbe mai stata di nuovo felice o spensierata come lo era stata in precedenza, giunse a convincersi che la sua vita fosse finita.

Jo si considerava un vero fallimento. Poi, J.K. Rowling decise di fare quello che sapeva fare meglio e si mise a finire di lavorare su “Harry Potter e la pietra filosofale”, i cui primi tre capitoli erano già stati definitivamente abbozzati durante l’esperienza in Portogallo. Riusciva a dimenticarsi di ogni pensiero negativo, ogni volta che si sedeva alla sua scrivania o al tavolo di un caffé a scrivere, e così iniziò a scrivere sempre di più.

Inviò Harry Potter a diversi editori, prima che qualcuno considerasse la storia interessante e degna di essere pubblicata. Stava iniziando a perdere fiducia nel suo libro. Poi, finalmente, un giorno, il romanzo arrivò alla casa editrice Bloomsbury. L’editore si sedette a leggere la storia. Per fortuna con lui c’era la sua figlioletta di 8 anni, che, dopo aver letto i primi capitoli di apertura che la Rowling aveva inviato, si dichiarò molto curiosa di leggere il seguito. Ciò convinse l’editore a pubblicare il libro. L’editore, tuttavia, raccomandò in una lettera di trovarsi un altro lavoro perché non sarebbe mai stata in grado di mantenersi scrivendo libri di fantasia per ragazzi. Nel 1997, a 31 anni, J.K. Rowling riuscì a pubblicare il suo romanzo “Harry Potter e la pietra filosofale”, con una tiratura iniziale di sole 1,000 copie. Pian piano, il libro si diffuse e piacque così tanto ai lettori che nel giro di cinque mesi arrivò in cima a tutte le classifiche.

Fu così che Joanne Rowling, da madre single, depressa e disoccupata, si trasformò in una delle migliori autrici di best-seller di tutti i tempi.

Harry Potter e la sua eredità hanno lasciato tantissimi validi insegnamenti a ciascuno di noi. Se J.K. Rowling non avesse fallito, se non fosse caduta diverse volte e non fosse mai stata costretta a rialzarsi, se non avesse perso il lavoro e non avesse lottato, noi non avremmo avuto Harry Potter. Io lo lessi a 9 anni e ricordo che ne rimasi così impressionata che, qualche anno più tardi, cominciai a scrivere delle brevi storie sulla falsariga di quelle della Rowling. Io non avrei mai amato tanto la lettura e non avrei mai iniziato a scrivere se non fosse stato per lei. Ve lo dice Franny. Non importa quanto sia dura, qualsiasi sia il vostro obiettivo, non mollate mai.

Vi consiglio questo breve documentario sull’autrice:

 

A cura di Franny.

2 risposte a "Serie “Non smettere mai di lottare”: J.K. Rowling"

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