Vieste, nuova città dell’amore grazie a Max Gazzè

Dal 31 agosto all’8 settembre Vieste diventa la capitale garganica dell’amore, in occasione della prima edizione di “Vieste in love“, festival con 70 eventi dedicati all’amore, ideato in seguito al grande successo riscosso dalla leggenda della bella Cristalda e del pescatore Pizzomunno che nel 2018 è stata tradotta in musica da Max Gazzè e suo fratello Francesco e presentata sul palco dell’Ariston.

Nella giornata di apertura del festival è stata inaugurata “la scalinata dell’amore”, la quale riporta sui gradini i versi dell’ormai celebre canzone “La leggenda di Cristalda e Pizzomunno”.

Il brano ovviamente non ha vinto Sanremo, ma è rimasto nei cuori di molti italiani, tanto da far nascere un festival ad hoc e un ulteriore monumento all’amore di Cristalda e Pizzomunno.

Per chi non lo sapesse, infatti, il Pizzomunno -che è un imponente monolite alto 25 metri, situato sulla spiaggia “del Castello” a sud del centro abitato, ed è diventato simbolo della stessa Vieste -rappresenti l’innamorato pietrificatosi per il dolore dopo il rapimento di Cristalda da parte delle sirene.

La leggenda narra che i due si amassero di un amore raro e sincero, di cui molti erano divenuti invidiosi. In particolare, le sirene, che volevano avere il giovane tutto per loro e che si stupivano dei suoi continui rifiuti, non resero vita facile ai due innamorati. Un giorno, infine rapirono Cristalda e la trascinarono in fondo al mare per separarla dall’amato Pizzomunno. Ancora oggi, si dice che, ogni cento anni, Cristalda ritorni dagli abissi per stare una notte soltanto con il suo Pizzomunno.

Ecco il brano della canzone:

Tu che ora non temi
Ignorane nel canto quel coro ammaliante
Che irrompe alla mente e per quanto mulini
Le braccia oramai non potrai far più niente
Ma se ti rilassi e abbandoni il tuo viso
A un lunghissimo sonno
O mio Pizzomunno tu guarda quell’onda beffarda
Che affonda il tuo amore indifeso
Io ti resterò per la vita fedele
E se fossero pochi, anche altri cent’anni
Così addolcirai gli inganni delle tue sirene
Cristalda era bella e lui da lontano
Poteva vederla ancora così
Con la mano protesa
E forse una lacrima scesa nel vento
Fu solo un momento
Poi lui sparì al largo
E lei in casa cantando, neppure il sospetto
Che intanto da sotto la loro vendetta ed il loro lamento
Perché poveretta già avevano in cuore
I muscoli tesi del bel pescatore
E all’ennesimo suo rifiuto
Un giorno fu punito
Ma io ti aspetterò
Io ti aspetterò
Fosse anche per cent’anni aspetterò
Fosse anche per cent’anni
E allora dal mare salirono insieme alle spiagge di Vieste
Malvage sirene, qualcuno le ha viste
Portare nel fondo Cristalda in catene
E quando le urla raggiunsero il cielo
Lui impazzì davvero provando a salvarla
Perché più non c’era e quell’ira accecante lo fermò per sempre
E così la gente lo ammira da allora
Gigante di bianco calcare che aspetta tuttora il suo amore rapito
E mai più tornato
Ma io ti aspetterò
Fosse anche per cent’anni aspetterò
Fosse anche per cent’anni aspetterò
Fosse anche per cent’anni
Io ti aspetterò
Fosse anche per cent’anni
Si dice che adesso e non sia leggenda
In un’alba d’agosto la bella Cristalda
Risalga dall’onda a vivere ancora
Una storia stupenda

A cura di Franny.

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