Monologo sulla guarigione

Per guarire ci vuole tempo, ma il tempo sana tutte le cose, porta via i dolori, le magagne, i brutti ricordi, le esperienze infelici, le ombre e le oscurità. La guarigione è spesso un processo lungo, articolato e volontario, soprattutto se si tratta di una guarigione interiore, della mente e dell’anima.

Come il corpo si guasta, così, spesso, sono l’anima e la mente a danneggiarsi, a ingarbugliarsi, a causa di qualcosa nel nostro vissuto che non è andato come avremmo voluto, di un trauma, di una malattia o di un insuccesso. Così la mente diventa come un groviglio intricato, dove tutto comunica male, nei casi più estremi, o dove alcuni fili sono spezzati, a causa della paura e del dolore. Eppure, non è la fine, quei fili spezzati possono tornare a ricollegarsi fra loro, le funzionalità possono essere riportate al livello ottimale, la sofferenza può svanire in un soffio di vento. Così, ciò che ti impediva di essere felice, con la guarigione, diventa possibile. La guarigione è il primo passo per avvicinarsi al futuro. Non si può tirare avanti tristi, ammaccati e rovinati. Le ferite non si rimarginano da sole, specialmente se si riaprono continuamente adottando gli stessi comportamenti sbagliati di non conservazione, come nell’assurda convinzione che continuare ad adottarli possa portare a dei frutti.

Il rispetto verso gli altri è fondamentale, ma al tempo stesso lo è il rispetto per se stessi.

“Non augurare mai del male. Questo non è ciò che sei. Se ti hanno causato dolore è perchè soffrono dentro di loro. Augura loro la guarigione. Questo è ciò di cui hanno bisogno.” (Massima zen)

Anche se vi hanno fatto soffrire – chiunque sia stato, un ex fidanzato, degli amici, un conoscente, ecc. – arriverà il giorno in cui quella ferita smetterà di sanguinare, il giorno in cui perdonerete e capirete che c’era un senso anche in quella lezione dolorosa della vita. Non vendicatevi, non portate rancore, la rabbia è un fardello che vi logora e ha solo l’effetto di farvi ancora più male, arrivando ad amplificare la vostra sofferenza. La rabbia è utile solo quando è se si trasforma in sforzo produttivo, in creatività, in reazione all’ingiustizia.

Guardare avanti e vivere alla giornata, focalizzandosi sui propri obiettivi personali, è indispensabile per guarire. Bisogna distaccarsi da quello che ci ferisce o co ha ferito, prendere le distanze, allontanarsi, rispiegare su noi stessi.

Si può fare, ma bisogna essere testardi, bisogna pensare positivo e scacciare la negatività, bisogna concentrarsi un pochino di più su di sè e non porsi mete impossibili e irraggiungibili. Un po’ alla volta, un passo dietro l’altro, le delusioni si possono superare e ci possiamo aggiustare dentro.

La guarigione fa parte del flusso, è la fase in cui il bozzo, in cui il bruco si è chiuso per trasformarsi in farfalla, comincia realmente ad aprirsi e a far entrare i primi raggi di luce. È il pre-qualcosa o il pre-tutto. Solo una volta guariti, si può passare alla tappa successiva, a realizzare qualcosa di importante, perché se ci proviamo da feriti, al contrario, costruiremo qualcosa di già non funzionante in partenza.

” Non temete i momenti difficili, il meglio viene da lì.” (Rita Levi Montalcini)

A cura di Franny.

8 risposte a "Monologo sulla guarigione"

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