Lo specchio dei difetti- racconto

Condivido qui di seguito una storia che ho scritto tempo fa, che vuole trasmettere un messaggio importante e non così scontato: la perfezione non esiste in nessun caso. Il racconto tratta, inoltre, la difficile tematica della disabilità e dei difetti fisici ed intende evidenziare l’importanza dei veri valori e della ricchezza interiore.

C’era uno specchio, che era divenuto col tempo molto famoso tra le genti delle Valli Perfette, lo chiamavano Specchio dei difetti o Bocca della verità, perchè si tramandava fosse in grado di svelare la reale natura di una persona, nonché i suoi maggiori punti deboli e limiti. Per queste ragioni, erano molte le persone che vi ricorrevano e che visitavano il luogo in cui era custodito quasi fosse stato un santuario. Curiosi venivano da tutte le parti, sin dalla prima volta in cui lo specchio era stato scoperto e le sue proprietà erano state certificate. La cosa strana era che nessuno soleva tornare più di una volta a fargli visita. I nomi sul registro delle presenze, infatti, non erano mai gli stessi,
cambiavano sempre! L’amministrazione della contea delle Valli Perfette cominciava a chiedersi
come mai, qualcosa non quadrava loro. Per timore che lo specchio svelasse loro gravi verità, infatti,
nessuno dei nobili, degli alti borghesi, dei capi o dei funzionari vi si era mai presentato davanti e, se l’aveva fatto, si era ben guardato dal rivelare quale fosse stata la propria esperienza!
Un giorno, uno di coloro che era a guardia del luogo in cui si trovava lo specchio, si accorse che inspiegabilmente un giovane povero e vagabondo, che era già passato qualche tempo prima, era
tornato. Diversamente dagli altri, lui non aveva paura di farsi riconoscere e non celava il proprio volto dietro un cappuccio o una maschera dipinta, come solevano fare i ricchi che talvolta si ripresentavano lì fingendo di avere un altro nome o un’altra identità per evitare scandali.
“Ragazzo, cosa ci fai di nuovo qui?” osò domandargli la guardia stupita, subito dopo averlo preso
da parte. Il giovane scrollò il capo.
“Sono venuto a migliorare.” rispose quest’ultimo con un atteggiamento molto umile e sereno.
Aveva un mantello logoro e i suoi stivali erano piuttosto sporchi. Le sue mani erano piene di calli, notò orripilato la guardia, e il suo viso era stanco e magro. Per giunta, sembrava storpio e tutt’altro che in salute.
Pensando che stesse scherzando o che fosse impazzito, la guardia, avendo pietà di lui, cercò in tutti i
modi di dissuaderlo.
“Io so cosa fa quello specchio e, se lo hai già provato una volta, lo sai anche tu. Lascia perdere o tornerai a casa più distrutto e amareggiato di quando sei arrivato…” provò a mordersi la lingua per evitare di dire ciò che pensava davvero. Un giovane così conciato non poteva certo essere elogiato dallo specchio! Il suo aspetto era terribile, la sua salute un po’ malandata! Pareva l’uomo con più
limiti e più difetti che avesse mai visto non solo in attesa di un colloquio con lo Specchio, ma addirittura in vita sua.
“Non credo.” mormorò il ragazzo sorridendo. “Il giudizio dello specchio non mi spaventa, non mi ha detto brutte parole l’ultima volta… anzi, è stato più carino con me di molte persone.”
La guardia, incredula, lo canzonò e si lasciò sfuggire quanto era nella sua mente: “Uno storpio gracile come te non passa inosservato di fronte a una Bocca della verità che ha da ridire su tutto e su tutto… i limiti e i difetti che saranno enunciati per te dallo specchio non possono essere scritti sulla più lunga delle pergamene, questa è una certezza.”
Il giovane, abituato com’era alle cattiverie, non rispose neanche alla guardia, ma provò pena per lui.
Fece un breve sorriso, restando in silenzio, e avanzò, in coda fra la folla.
Il suo momento sarebbe dovuto arrivare di lì a poco.
Dinanzi a lui c’erano appena una decina di persone. Una donna ricca e smorfiosa, che pareva essere
alla prima sua esperienza con lo Specchio e si vantava di essere una delle più perfette tra gli abitanti
delle Valli Perfette, lo scansò schifata.
“Via via, piccolo storpio! Inquini la mia aria, la mia energia! Ora, quando sarò entrata dallo Specchio sicuramente mi dirà che sono stata infettata e impoverita dall’averti incontrato e che, a causa tua, sono più imperfetta di quanto fossi prima di incontrarti!”
Prima di lei, si presentarono a colloquio con lo specchio due saggi intellettuali, che volevano dimostrare a tutti che, seppure brutti, la loro sapienza faceva di loro le persone più perfette di tutta la contea. Ne uscirono delusi e arrabbiati. Uno dei due, l’astronomo, era addirittura scoppiato a piangere.

“Non sono mai stato trattato così in tutta la mia vita! Mi hanno detto che sono un presuntuoso, un superbo, un finto sapiente, perché chi vuole sapere davvero deve cercare di migliorarsi con costanza, non ostentare e, inoltre, deve essere consapevole che la perfezione è una meta
irraggiungibile!!!”corse via infuriato, mentre farneticava in questa maniera il primo dei due.
La donna bella, ricca e antipatica, che guardava tutti gli altri dall’alto in basso, si avviò subito dopo
di loro, con grande supponenza. Rimase al cospetto dello specchio per una decina di minuti.
Ne uscì, che stava cercando di strapparsi i capelli, aveva il viso rigato di lacrime e distorto dalla
rabbia e il trucco che le colava ovunque.
“A me, proprio a me, che rendo queste terre così belle, che allieto il cuore di chiunque mi guarda! A me ha detto che sono prepotente, viziata, che non sarei bella se le persone vedessero al di là del mio aspetto fisico e riuscissero a individuare il marcio che ho dentro! Non tornerò mai più, altro che
Bocca della Verità!” e se ne andò, calpestando rumorosamente il suolo su cui avanzava.
Dopo di lei, entrò un uomo di mezza età con la moglie, che voleva dimostrare attraverso lo
Specchio della Verità il tradimento e l’infedeltà della donna. La donna era mite e taciturna e, pur evidentemente infelice di essere lì, procedeva in silenzio accanto al marito.
Il loro colloquio durò quindici minuti e, quando ne uscirono, sul volto della donna era esploso un mezzo sorriso. Il giovane, che già immaginava le parole che lo specchio poteva averle rivolto, le fece un cenno col capo. La donna ricambiò. Il marito, al contrario, fuoriuscì furibondo, strillando ai
quattro venti che doveva esserci un malinteso, che lui non aveva mai tradito sua moglie e che assolutamente lo Specchio era un imbroglio. La moglie, che ben sapeva la verità, invece, perché l’aveva avuta sempre davanti agli occhi, senza volerla davvero vedere, provò una sorta di
liberazione nel sentirsela raccontare anche dallo specchio.
Quando toccò a una ragazza, che pareva avere problemi nell’esprimersi e parlare, il giovane storpio
provò sinceramente pena e timore. La giovane, però, quando terminò il tempo che aveva a disposizione con lo specchio e mise il naso fuori, si mise a ballare.
“Cosa ti ha detto?” ebbe l’ardire di chiederle.
Lei fece dei cenni con le mani, come se volesse spiegare che era andata un po’ bene e un po’ male, che l’aveva sgridata, ma anche incoraggiata. Il giovane la capì, sicuramente anche lei si era sentita giudicata assai meno dallo specchio che dalle altre persone. Sì, perché lo specchio era sincero, ma
era assolutamente privo di malizia e cattiveria, a differenza degli esseri umani.
La guardia, che ancora da lontano fissava il giovane che si preparava a varcare la soglia d’ingresso
con apprensione, scosse il capo nel vedere una simile reazione nella ragazzina quasi muta.
Quel tipo di persone nelle Valli Perfette non erano molto ben viste, perché tutti loro avevano dei deficit evidenti!
Quando entrò, il giovane fu abbagliato da una luce molto potente, che rifletteva dalla superficie
dello specchio. Vi si guardò riflesso e sentì la solita voce rivolgerglisi. Era la voce melodica e saggia di un anziano.
“Benvenuto, visitatore.”
Per la prima volta, il giovane si accorse che dietro lo specchio c’era una persona, un vecchio,
nascosto nell’ombra con gli occhi chiari, svuotati di ogni percezione. Era chiaramente cieco.
“Non mi sei nuovo.” dichiarò. “Sei già venuto.”
Il giovane fu cortese e rispose, pur avendo svelato l’artificio.
“Sì, sono già venuto.”
L’uomo sorrise.
“Non mi ricordo di tutte le voci, ma mi ricordo il tuo odore… odore di un fango particolare, odore di
miniera, dove hai lavorato e ti sei spaccato la schiena. Sei sporco, sei magro, ti sei dato così da fare
che la tua gamba si è rotta ed è guarita male e ora sei storpio… non hai di che vivere e dare da mangiare ai tuoi genitori, così continui a lavorare senza sosta. Sei un difettato per la società, che ti vede affaticarti e mal vestito. Ti ho trattato più malamente la prima volta, ti ho parlato dei tuoi
errori, delle tue mancanze, di ogni cosa che hai sbagliato in vita tua, eppure, sei di nuovo qui, perché? Non ti ho umiliato abbastanza?”chiese l’anziano, fingendosi ancora lo specchio.
Il giovane scosse il capo e rispose di no, che era tornato perché lo specchio lo aveva aiutato a migliorare e perché, rispetto a tutti coloro che lo avevano disprezzato per i suoi deficit visibili, lo specchio era stato l’unico a guardarlo nell’interiorità, trascurando quelle che in un mondo moderno definirebbero in un mondo moderno definirebbero disabilità.

“Molto bene, mio caro ragazzo. Molto bene.” tuonò lo specchio. “Vorrei che tutti, come te, si crucciassero delle loro piccole mancanze, si sentissero in colpa riconoscendo che anche loro hanno commesso degli sbagli nelle loro vite… sì, perché non c’è persona senza difetti in questo mondo,
nessuno che cammina sotto il cielo! Tutti noi siamo imperfetti e commettiamo errori, costantemente, ma preferiamo ergerci a giudici, fare finta di no, definirci perfetti, oppure definire il luogo in cui viviamo un posto per sole persone perfette, denigrando le persone con deficit evidenti, come chi è senza voce, chi non ha la vista, chi è senza una gamba, chi non ha l’udito o chi ha un
banale disturbo dell’apprendimento… “
Il giovane chinò il capo e rispose meramente: “Avete ragione. Non esiste la perfezione, possiamo
solo tentare di raggiungerla ed essa è importante soprattutto sul piano morale, dove ormai
quest’ultima non è più ricercata quasi da nessuno.”
Il vecchio batté forte le mani, contento che finalmente qualcuno avesse compreso quello che da tanti
anni si era prefissato di insegnare. Si alzò in piedi e si diresse verso il ragazzo.
“Ecco cos’è lo Specchio dei difetti, come avevi sicuramente già intuito, un povero anziano cieco, che cerca di tramandare un messaggio importante alle altre persone e vuole che loro non sbaglino dove lui un tempo ha sbagliato. Non sempre sono stato uno specchio saggio, ragazzo mio. Vorrei
solo che gli altri si impegnassero di più a migliorare dentro piuttosto che giudicare le persone come
te, come la ragazza senza la voce e come me.”
Prese le mani del ragazzo fra le sue e gli disse di andare in giro per il mondo a condividere quello che aveva imparato sul vero significato della parola perfezione e sul poco senso che avesse rincorrerla, soprattutto esteticamente.
“Ricorda,” gli aveva detto il vecchio prima di congedarsi. “lo specchio non ci mostra oggettivamente chi siamo e come siamo, ma ciò che noi, con la nostra mente, vogliamo vedere.
Perciò, coltivare ciò che abbiamo nel cuore è più importante che coltivare solo il nostro aspetto
esteriore.”

A cura di Franny.

4 risposte a "Lo specchio dei difetti- racconto"

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