Racconto motivazionale: le radici del bambù

Oggi voglio proporvi una storia motivazionale che ho trovato sul web e mi ha colpito molto: “Le radici del bambù”. La versione originale non ha i nomi e il dialogo è a tratti diverso, ma il senso della storia è quello qui presentato.

Le radici del bambù

Un ragazzo si aggirava triste e afflitto, in solitudine, nel folto di un bosco. Era disperato e si era inoltrato così tanto nel pieno della foresta che era certo non sarebbe stato più in grado di tornare indietro, anche se lo avesse voluto. In fondo non gliene importava nulla, la sua vita non gli piaceva più, le cose erano difficili e andavano spesso male, tanto che in nessun ambito poteva dire di aver trovato la felicità. Quando teneva a qualcuno, subito veniva irrimediabilmente ferito da quella persona, quando trovava un lavoro o un’occupazione che gli piacesse, subito emergeva qualche ostacolo insormontabile, quando pensava di essere riuscito a garantirsi un po’ di stabilità ed aver raggiunto un considerevole traguardo, subito capiva di dover ricominciare tutto daccapo. Aida era un ragazzo semplice, senza grandi pretese. Era anche determinato, positivo, coraggioso e paziente. Qualche volta, però, quando le cose si facevano troppe dure per lui, soleva abbattersi e decidere di mollare. Quel giorno, si era recato nel bosco, a riflettere in seguito a una bruttissima batosta. Aveva affrontato malattie, cattiverie, tradimenti, lutti, truffe, qualsiasi cosa… ma quell’ultimo evento lo aveva spezzato, privandolo di ogni forza di reazione.

Mentre stava passeggiando, pensando a quanto fosse intenzionato ad arrendersi una volta per tutte, sobbalzò alla vista di un’anziana e buffa signora in kimono, che girava per il bosco con un ombrellino.

“Buon pomeriggio Aida-san.”lo salutò cortesemente lei.

“Buon pomeriggio.”rispose sovrappensiero lui. Quando alzò lo sguardo per fissarla in viso, rimase interdetto: quella donna aveva un’aria familiare e conosciuta.

“Chi è lei?”le chiese.

“Sono Take, la regina della foresta del bambù.”ripose lei. “Sono qui per parlare con te, Aida-san.”

Il ragazzo la fissò sempre più sorpreso.

“Non pensavo che avrei incontrato un altro essere umano qui.” Poi, si tacque, improvvisamente, chiedendosi fra sè e sè se quella che aveva incontrato era davvero una presenza umana.

La donna, quasi ad avergli letto nel pensiero, gli sorrise scherzosamente.

“Bene, ecco, sono venuta per narrarti una storia che è molto conosciuta tra le genti del posto da cui vengo, si intitola “le radici del bambù”. Ti chiederai cosa c’è davvero nel tuo cuore e se ti sono care davvero le cose che vuoi lasciare e per cui hai deciso di arrenderti, alla fine della storia.”aggiunse lei.

Si sedette appoggiando la schiena al tronco di un grande albero e invitò il ragazzo ad imitarla.

“Una donna molto molto povera aveva due diversi tipi di semenze: semenze di felce e semenze di bambù. Aveva due figli a cui doveva dare da mangiare e dai lavori che svolgeva in giro guadagnava poco. Così, aveva deciso di vivere della vendita del bambù che avrebbe seminato. Il bambù era una pianta forte e pregiata ed era molto richiesto nel suo paese. Piantò i semi di felce e di bambù il medesimi giorno, li bagnò, li coprì con tanta terra e li lasciò riposare.

Il giorno seguente, tornò a verificare se dal terreno fosse spuntato qualcosa. Notò dei piccoli esili germogli sorgenti dal punto in cui aveva seminato la felce. Laddove aveva piantato il bambù, invece, al contrario, non c’era nulla. Passarono molti giorni e molte notti. Con costanza la donna, tornava a vedere le sue felici, ormai belle e rigogliose e il terreno spoglio dove sarebbe dovuto crescere il bambù. Ogni volta che guardava a quel terreno, versava lacrime amare, ma ogni volta tornava a ripetere a se stessa che era sicura del suo investimento e della sua scelta. Così, ostinata, pur senza segni evidenti di progresso o germoglio, bagnava anche quel suolo apparentemente sterile. Passarono i mesi, le stagioni, gli anni.
Dopo cinque lunghi anni di costanza, dal terreno dove aveva piantato il bambù cominciarono a spuntare diverse piante belle e forti. La donna, che ormai non se lo aspettava più, gridò al miracolo. In pochi giorni, quelle stesse piante crebbero a dismisura e diventarono alte quasi fino a toccare il cielo. In poco tempo, fu così in grado di pagarsi da vivere per sè e la sua famiglia.”

A quel punto, la donna si tacque e voltò il suo viso verso quello del ragazzo, che la ammirava con un’espressione attonita.
“Era lei quella donna?”le chiese sorpreso.
L’anziana signora non rispose, come a voler mantenere un alone di mistero.

“Hai capito cosa insegna la storia Aida-san? Il bambù non cresce in

fretta perché le sue radici sono molto robuste e impiegano tempo a formarsi. Questo, però, poi regala al bambù una struttura più solida rispetto alla felce, che può essere spazzata via alla prima tempesta. Avere radici come quelle del bambù
è per le cose che sono destinate a durare e restare. E tutte le cose destinate a durare, per concretizzarsi nella realtà, richiedono sacrifici, anche e soprattutto quando i risultati e i progressi sembrano invisibili.”
Aida-san chinò il capo.
“Lei è uno spirito buono, vero?”
La donna sorrise gentilmente e annuì.

“Volevo dirti di non mollare Aida-san perché tutte le cose belle della vita, tutte le vere evoluzioni, si comportano come il bambù, non sono immediate e sono difficili da ottenere. Ci vuole costanza. Questo vale per il lavoro, per le amicizie, per il successo, per le relazioni, per i lati di te stesso che vuoi migliorare. Devi fare dei sacrifici per riuscire a ottenere quelle cose e sappi che le otterrai solo se saranno davvero per te. Non arrenderti mai, molti lo fanno quando le cose diventano difficili e abbandonano qualcosa che funziona solo per paura di fallire.”

A cura di Franny.

2 risposte a "Racconto motivazionale: le radici del bambù"

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