“Serie non smettere mai di lottare”: Walt Disney, 4° puntata

Eccoci finalmente all’epilogo! Questa 4° ed ultima puntata di Walt Disney, della nostra “Serie non smettere mai di lottare”, si è fatta un po’ attendere. Ora, però, siamo pronti a raccontarvi cos’è successo dopo il matrimonio con Lillian Bounds!

SE VI SIETE PERSI LA 3° PUNTATA DOVE ABBIAMO RACCONTATO DELLA COLLABORAZIONE CON MRS. WINKLER E DELLA NASCITA DEI DISNEY BROTHERS STUDIO, cliccate qui:

“Serie non smettere mai di lottare”: Walt Disney, 3° puntata

La nascita di Mickey Mouse

A partire dal 1926, Margaret Winkler, distributrice cinematografica di New York per cui Walt Disney aveva realizzato le Alice Comedies -che avevano ottenuto un discreto successo al punto da permettere a Walt e a suo fratello di fondare una società-, fu sostituita dal marito Charles Mintz.

Walt non ne fu proprio contento. Lavorare con Mintz era più difficile e, talvolta, i loro rapporti si facevano tesi.

In generale, gli affari andavano bene e i guadagni erano in aumento: dalla tariffa base di 500 $ a film, i profitti salirono fino a 800 $. Verso la fine dell’anno, Disney aveva creato circa 40 cortometraggi Alice Comedies -sarebbe arrivato a 56 solo nel 1927, a progetto concluso- e aveva fatto un salto abissale rispetto agli esordi, in termini di animazione, disegno e caratterizzazione dei personaggi.

Fotogramma Alice Comedies.

La produzione delle Alice Comedies continuò fino al 1927. La bravura di Disney e dei suoi collaboratori raggiunse un livello tale che ormai la vera protagonista della scena non era più Alice, bensì i personaggi animati che la circondavano, in particolare il suo gatto Julius, in tutto somigliante a Felix The Cat. Lo spostamento del focus sui personaggi animati costituì una tappa fondamentale per il passaggio all’elaborazione di serie senza attori reali.

Julius Model Sheet.

Non a caso, qualcuno ha definito Julius il “primo vero antenato di Mickey Mouse“. Gli elementi in comune fra i due personaggi non sono pochi, infatti!

L’autorità e la posizione di Walt nelle decisioni di produzione crebbero insieme alla qualità dei suoi personaggi animati e dei suoi cortometraggi. Ben presto, Mintz dovette riconoscerlo e lasciargli una maggiore libertà d’iniziativa e d’azione. Il cambiamento del nome della società Disney Brothers Studio in Walt Disney Productions, sancì una svolta: si riconosceva che, nelle decisioni d’affari così come nel disegno e nella produzione dei cartoons, la voce che contava era quella di Walt Disney.

Così, sebbene le Alice Comedies costituirono la prima serie realizzata da Disney a Hollywood, a un certo punto, Walt, che era stufo di quel soggetto e di dover portare avanti una serie di formato misto, anziché progetti completamente d’animazione, fu esaudito e gli venne affidato un nuovo incarico: una serie per la Universal Pictures, Oswald The Lucky Rabbit.

Fotogramma di Oswald The Lucky Rabbit.

Dal gatto, al coniglio, a Topolino (Mickey Mouse)! Se Julius già poteva ricordarvi Mickey, la somiglianza con Oswald è ancora più evidente e prorompente.

E’chiaro che l’immagine di Mickey si stava affacciando nella mente di Walt!

Ora Disney riceveva un anticipo di 2,250$ per ogni cartoon! Nel frattempo, si erano uniti alla squadra di Disney nuovi collaboratori, tra cui Ub Iwerks, Hugh Harman, Ising, Carman Maxwell e Friz Frelend.

L’annuncio del passaggio dalle Alice Comedies a Oswald fu repentino e improvviso.

“Ci fu annunciato una mattina, quando stavamo entrando al lavoro, che avremmo cominciato i cartoon su Oswald […] Ci riunimmo tutti nel piccolo ufficio di Walt e immaginammo questa prima storia [Poor Papa]… Iniziammo a costruirla e, alle undici in punto, Walt disse: ‘Perché non proviamo ad animarla?’ “

(Hugh Harman)

La Universal era un distributore grande ed esigente. Al principio, non fu contenta con i risultati ottenuti con il primo cartoon di Oswald, Poor Papa, (che non uscì fino al 1928) così come non ne fu soddisfatto Mintz. I cartoon successivi, però, furono molto amati dal pubblico e dalla critica, tanto che ottennero ottime recensioni su riviste quali il Motion Picture News.

Alla Walt Disney Productions, tuttavia, il clima era tutt’altro che rilassato. Walt Disney era un grande leader e ci teneva a dire quello che pensava rispetto al lavoro dei propri dipendenti, tentando di dare loro le giuste linee guida. La sua squadra di animatori, però, non era sempre felice di ricevere lezioni e critiche, tanto che parte di essa iniziò ad essergli ostile. Erano animatori e persone molto diverse tra loro, al punto che erano inevitabile che, prima o dopo, prendessero strade diverse. In un periodo di vacanza , durante il quale lo studio era rimasto chiuso per circa due settimane, Harman, Ising, Iwerks e Rollin Hamilton si erano messi a lavorare in gran segreto su un nuovo cartoon senza dire nulla a Walt. Quelli che erano stati i più cari amici e i più fidati collaboratori di Disney gli stavano voltando le spalle, per tentare, come confidò Ising in una lettera alla sorella, “di intraprendere la produzione di un progetto” proprio. Lo studio, nel frattempo, aveva aperto le porte ad altre due dozzine di dipendenti, di cui ben pochi avevano avuto occasione di frequentare Walt ai tempi di Kansas City. Il contratto con la Universal e Mintz prevedeva la realizzazione di 26 cartoon su Oswald, ma, all’improvviso, accadde qualcosa che Walt Disney non avrebbe mai immaginato. Mintz, da New York, faceva occasionalmente delle piccole scappate a Los Angeles, durante le quali gli piaceva incontrare gli animatori della Walt Disney Productions, spesso ad insaputa dello stesso Walt. Tali incontri diedero origine a una partnership speciale tra Mintz e i vecchi amici di Kansas City, i quali rimproverando a Disney di non comportarsi più come “uno dei ragazzi”, gli preferirono Mintz e con quest’ultimo siglarono un accordo parallelo dove promettevano di dar vita ad un nuovo studio senza di lui.

Walt scoprì il tutto, nel febbraio del 1928, quando si recò da Mintz a New York, per rinnovare i termini del contratto siglato con la Winkler Pictures e cercare di convincere Mintz a destinare al suo studio d’animazione una quota maggiore di guadagni. Mintz, non solo lo informò che avrebbe dovuto ridurglieli, ma, con il coltello dalla parte del manico, mise al corrente Walt del contratto firmato in segreto con i suoi dipendenti per mandare avanti la produzione di Oswald senza di lui, se si fosse rifiutato di accettare tali condizioni. D’altro canto, produrre Oswald senza Walt sarebbe stato facile, dato che a detenere il marchio commerciale del personaggio, a conti fatti, era la Universal. Walt rifiutò le condizioni assurde impostegli da Mintz e, di conseguenza, perse tutto ciò che con fatica aveva costruito.

La fortuna sembrava aver abbandonato definitivamente Disney, ma lui non si perse d’animo e continuò a credere nella fantomatica magia che hanno i sogni di avverarsi.

Chi pensa che Walt Disney abbia ricevuto solo “Sì” e mai dei sonori “No”, dunque, sta sbagliando. Un po’ come uno dei personaggi delle storie che ci ha narrato, negli anni, attraverso l’animazione, Walt si trovò solo, triste, sconsolato, in un angolo a crucciarsi su cosa ne sarebbe stato del suo futuro. Per la precisione, si trovava presso la Union Station di New York e aveva da poco ricevuto il benservito da Mintz, doveva tornare a casa, a Los Angeles, da suo fratello Roy, da Llillian e dai pochi animatori e collaboratori che gli erano rimasti fedeli, tra cui Iwerks. Il viaggio in treno sarebbe dovuto durare tre giorni e Walt proprio non se la sentiva di abbandonare la speranza che le cose ritornassero al proprio posto. Così, si aggrappò con tutto se stesso a quel pensiero e, preda di un cieco ottimismo e della rassegnazione, scrisse un breve telegramma al fratello Roy, dove diceva:

“Non ti preoccupare, tutto bene, ti spiegherò nei dettagli quando arrivo.”

Ciò che, ovviamente, il telegramma non diceva era che avevano perso tutto. Walt era rimasto senza contratti, senza progetti, senza guadagni, senza animatori… sostanzialmente, doveva ricominciare daccapo.

Anziché deprimersi, tuttavia, Walt utilizzò i tre giorni di viaggio in treno per creare un nuovo straordinario personaggio, che lo avrebbe salvato dal fallimento. Lo spunto da cui aveva tratto ispirazione era Oswald, il suo Oswald, quello di cui gli avevano rubato i diritti e che non poteva più animare. Su un blocco per schizzi, lo ridisegnò, gli tolse le orecchie da coniglio e pensò di trasformarlo in un topo. Infine, gli fece una coda e pensò di chiamarlo Mortimer Mouse. In realtà, chi aveva incontrato davvero nella sua mente e allora stava venendo alla luce sul foglio era un altro, era Mickey, Mickey Mouse. Ub Iwerks lo avrebbe aiutato in seguito a perfezionarlo. A volerlo ribattezzare Mickey fu Lillian, la moglie di Walt.

1928, original sketches of mickey mouse | Mickey mouse sketch, Disney  sketches, Disney drawings
Primi tentativi su Mickey Mouse.

Mickey debuttò ne “L’aereo impazzito”, cortometraggio muto, cui nessun distributore si mostrò particolarmente interessato. Lo stesso insuccesso ottenne il corto successivo, “Topolino Gaucho”.

L'aereo impazzito - Wikipedia
Mickey Mouse e Minnie Mouse ne “L’aereo impazzito”.

Disney, però, non si arrese e con determinazione continuò a lavorare sulla sua creatura, tenendo salda quella buona idea che aveva avuto in un momento di difficoltà. Prese atto che l’anno prima la Warner Bros aveva prodotto il primo film sonoro. Così, decise che anche lui avrebbe creato il suo primo cartoon col sonoro sincronizzato e realizzò il leggendario Steamboat Willie. Insieme a Mickey, proprio in quel periodo, nacquero anche Minnie Mouse e l’antagonista Gambadilegno.

Amazon.com: Steamboat Willie : Mickey Mouse : Art Print Suitable for  Framing: Posters & Prints
Mickey Mouse in Steamboat Willie.
Minnie Mouse Receives the Ultimate Gift for her 90th Anniversary - D23
Mickey Mouse e Minnie Mouse in Steamboat Willie.

La Grande Depressione non travolse Walt e lui si risollevò, con fatica e determinazione e tutto fu possibile grazie a tanto impegno, una buona dose di fede, fortuna e un piccolo topo.

“Spero che non ci si dimentichi mai di una cosa: tutto è cominciato con un topo.” (Walt Disney)

Mickey Mouse, o Topolino, è stato il principio di tutto, poi da lì, è sortito tutto il resto della magia… Walt Disney è andato avanti, ha creato tante altre cose, trasmettendo molti messaggi meravigliosi, che sono vivi ancora oggi nei cuori di tanti adulti e tanti bambini. Gli episodi della Serie Non Smettere Mai di Lottare: Walt Disney, si concludono qui, resta ancora tantissimo da raccontare, ma questa, in fondo, è tutta un’altra storia….

A cura di Franny.

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