Come pensare positivo

Pensare positivo sembra un’azione immediata, facile. Quante persone, nell’arco della nostra settimana, ci sentono lamentarci per qualcosa e ci dicono “Ma no dai, ma pensa positivo!” o cose del tipo “Andrà tutto bene!”. E quante volte noi lo consigliamo ad altri, pensando ingenuamente che basti?

Pensare positivo è semplice a parole, ma è assai più complicato nei fatti. E’ un processo lungo, qualcosa che si comincia e che poi avrà dei frutti nel futuro. Non basta pensare positivo per un lasso di tempo variabile da 1 a 5 minuti. Se si vuole cambiare davvero qualcosa, bisogna essere costanti.

E’ uno stile con cui ci si racconta il mondo, un’attitudine combattiva nei confronti della realtà.

Esempio 1

Prendiamo, ad esempio, una giornata di pioggia. Vi trovate fuori casa, dovete andare al lavoro magari. Siete tutti bagnati e il vostro ombrello è stato rovesciato dal vento. Questa è una difficoltà di livello base, poiché è una difficoltà che può presentarsi nella nostra quotidianità. E’ il classico imprevisto. Come lo affrontate?

Se siete già di cattivo umore per altre ragioni, questo piccolo imprevisto potrebbe distruggervi, alterare completamente il vostro equilibrio già precario. Questo succede alle persone negative o a chi sta combattendo contro una depressione nascosta. Ciò non accadrà, se invece siete abituati a pensare positivamente. Allora, anche se soli, deciderete di stringere i denti e farvi coraggio. I più ottimisti arriveranno addirittura a credere che potrebbe accadere qualcosa di speciale, magari non vi si è rotto l’ombrello per pura casualità! E perché no?

Pensare positvo è una reazione a ciò che ci circonda, alla monotonia, alla staticità delle nostre vite.

Esempio 2

Siete a casa depressi. Gli stessi pensieri martellanti nella mente… qualcosa che vi dice che non ce la farete, che niente andrà come previsto, che soffrirete. Siete inattivi ed essere inattivi è pericoloso per i pensieri negativi. Vi colgono alla sprovvista appena riposate un secondo. Come dominarli? Dite alla vostra mente di stare zitta. Aprile la televisione e, se trasmettono un programma negativo, cambiate canale immediatamente. Oppure, mettetevi a fare le pulizie, i monaci buddisti dicono che aiuta, che fa bene al cuore e allo spirito. O, ancora, uscite, fate due passi. Chiamate un’amica/o. Cucinate un piatto sano e goloso. Scrivete. Fate un corso online. Mandate CV, se siete in cerca di lavoro. Leggete un libro. Andate a una mostra. Fate una piccola azione per cambiare faccia alla vostra giornata. Parte sempre tutto da una piccola azione, che a sua volta ha bisogno di un pensiero positivo per compiersi.

Pensare positivo vuol dire interpretare una condizione, una situazione, un fatto. Vuol dire nuotare e cercare di mantenere la testa fuori dall’acqua per respirare, quando mille macigni vi trascinano a fondo. Al di là della metafora, che, a parer mio, descrive benissimo lo sforzo necessario per uscire dal modus vivendi pessimistico, pensare positivo equivale a riorganizzare la propria mente, controllare il flusso di pensieri che affollano la nostra testa e decidere consciamente a quali pensieri affidarsi e quali relegare in un angolo buio. Sono classificabili, fondamentalmente, in due macrocategorie: i Yes, you can e i No, you can’t.

Ogni volta che spunta un No, you can’t dovete abituarvi a chiedervi perché è spuntato, se è un No, you can’t utile o limitante: es. un pensiero No, you can’t, che vi dice “non puoi buttarti dalla finestra pensando di volare, moriresti.” è fondamentale e necessario per la nostra sopravvivenza. Pensare positiviamente di sopravvivere buttandoci volontariamente da un balcone non solo non è costruttivo, è folle. Quindi, quello è un No, you can’t da non eliminare; eliminarlo vorrebbe dire negare il senso del pericolo e non avere una percezione di ciò che può danneggiarci o ucciderci. Potrebbe rivelarsi fatale insomma. Ok, questo era un esempio molto estremo. Ci sono Yes, you can assurdi che invece possono salvarvi… tipo, credere che troverete lavoro nel campo che più vi piace; se vi darete da fare, negli anni, mantenendo vivo tale pensiero ce la farete. O, ancora, non abbandonare l’idea di trovare un amore vero ( o ritrovare, se qualcuno di voi lo ha perso), può incredibilmente, prima o dopo, far avverare tale desiderio. Oppure credere che soppravviverete quando vi capita un evento estremo, come avere un frontale con la macchina o rischiare di cadere da una grande altezza, perché siete scivolati.

Esempio 3

Chi mi segue già da un po’, sa che io ho vissuto l’episodio del frontale con la macchina… un brutto frontale, dove l’auto fumava e poteva anche prendere fuoco… e dove io sono rimasta a bordo perché incapace di alzarmi; il colpo era stato troppo forte, soprattutto quello alla schiena. Quando la macchina dell’altro conducente, che era ubriaco, stava per travolgere la mia, so che ho pensato che non volevo morire, che a tutti i costi non sarei morta, che non era il mio momento e che dovevo fare un sacco di cose ancora, che volevo assolutamente ancora un po’ di tempo per realizzare i miei sogni. Poi, ci ha colpiti, una prima volta frontalmente e una volta di lato dalla mia parte. Il dolore è stato intensissimo, ma dicevo a tutti che stavo bene… tanto che ho aspettato tarda notte per prendere il primo antidolorifico. Pensare positivo può far sembrare anche il dolore molto meno intenso di quello che é…

Non volevo raccontare un fatto personale come esempio di pensiero positivo, ma invero è stato uno dei momenti estremi in cui pensare positivo mi è servito di più. Ho affrontato quella situazione molto meglio di quanto avrei potuto. Ero agitata, provavo dolore, ma la forza di reazione è stata maggiore.

Quando gli altri vi parlano male di voi e vi criticano, per non pensare a cosa non va nelle loro vite, poi le loro voci si insinuano dentro di voi e vi accerchiano. “Perché non trovi la persona giusta?”, “Perché non fai l’impiegata/o?”, “Perché mandi cv e non ti rispondono?”, “Perché non fai dei figli?”, “Perché sei single?”, insomma perché, perché, perchè… ma sapete perché? Perché voi avete scelto di avere di più, perché non vi accontentate, perché siete esigenti con la vostra vita, perché avete sofferto e tante volte il destino e la vita hanno voluto insegnarvi a fallire e a cadere per capire come rialzarvi e ritrovare la fiducia.

Interpretare la realtà in modo negativo, significa rassegnarsi… anche nella situazione più negativa, come un incidente, ci sono lati positivi. Qualche persona mi ha detto “Sei buona, non te lo meritavi… quale credi sia il senso di quello che ti è accaduto?”… Io ho risposto che quell’esperienza era fondamentale, perché stavo andando nella direzione sbagliata… stavo trascurando i miei sogni, per essere accettata, per sentirmi apprezzata, per sentirmi dire che ero brava e avevo un bel lavoro che mi rubava tutto il tempo e che un giorno sarei diventata una donna in carriera… un lavoro serve eccome, non fraintendetemi… però allora stavo procedendo verso una versione scorretta di me, ero preda della frenesia dell’ambiente di lavoro…. mi stavo trasformando in tutto il contrario rispetto a quello che avevo sempre sognato… stavo perdendo la speranza di formarmi un giorno una famiglia con una persona cui avrei voluto bene davvero, di essere felice, di apprezzare le piccole cose, di continuare a sognare di fare la scrittrice… mi stavo adattando, anziché scrivere le pagine della mia vita. Io lì ho capito: la vita è breve, devo darmi una mossa e pensare che i  posso farcela a cambiare le cose. Oggi è ancora tutto da realizzare, ma non mi perdo d’animo!

Cosa ci porta a pensare negativo? I pensieri negativi sono presenti ovunque. La socialità pullula di pensieri negativi. Ogni persona che vediamo è una fonte di pensiero negativo, così come ogni programma, ogni post sui social, ogni testo che leggiamo. Sì, se non impariamo a filtrare ciò che interiorizziamo, siamo condannati a fare nostri i pensieri negativi, perché hanno una carica dominante, mentre i pensieri positivi sono ciò che in biologia è l’allele recessivo, cioé il carattere ereditario che poi viene sopraffatto dall’allele dominante. Inoltre, essi, portano sempre con sé emozioni negative… finché è un pensiero ok, ma quando si trasforma in emozioni negative, son problemi… perché cadiamo preda di paura, ansia, delusione, senso di colpa, rimpianto, risentimento, invidia, gelosia. E se soffrite di doloretti cronici, state tranquilli che i vostri pensieri attiveranno anche quelli! E, anche se non ne soffrite, somatizzerete le emozioni che provate a lungo andare!

Nella vostra testa, poi frulleranno locuzioni del tipo “Non è giusto”, “Non ci riuscirò mai”, “Sono un perfetto idiota”, “E’ colpa loro”, “A me va tutto male”, “A loro va sempre tutto bene”… e, se non state attenti, a lungo andare, la vostra mente potrebbe dirvi “Perché sono al mondo?”, “Non servo a niente”, “Era meglio fossi morto”…. Se succede, guardatevi un grande classico come La vita è meravigliosa di Frank Capra! Se persiste la negatività, chiedete aiuto mi raccomando, prima ad amici e familiari (quelli che possono comprendervi), e poi, se è il caso, rivolgetevi a degli specialisti. La verità è che non c’è specialista in grado di insegnarvi ciò che non siete pronti a imparare, è un lavoro interiore soprattutto, dove ci vuole una grandissima forza di volontà, che dovrà accompagnare la cura specialistica.

Le emozioni negative di cui parlavamo poco sopra sono fondamentali, pensare positivo non vuol dire cancellarle, vuol dire imparare a gestirle. Se ho paura, non devo tirarmi indietro… il pensiero positivo mi deve far trovare il coraggio. Se sono risentita/o, devo pensare positivo e chiedermi perché, se ho davvero ragione di esserlo e, se sì, devo chiedermi se vale la pena chiarire e, anche se non vale la pena, devo rendermi conto che provare rabbia fa più male a me che alla persona per cui provo rabbia. Se provo invidia, devo pensare positivo e rendermi conto che l’invidia è una cosa bruttissima e che, di sicuro, anche io ho tante cose nella mia vita che sono davvero belle e non sto apprezzando. Dobbiamo partire dal presupposto che le emozioni che proviamo, anche se negative, non sono mai inutili, come dice Gill Hasson, scrittrice che, tra le altre cose, si occupa di crescita personale, nel suo libro “La positività in tasca”. Esse costituiscono anzi un supporto prezioso, se e quando siamo in grado di comprenderne la funzione positiva.

Ad esempio, la funzione positiva della tristezza è quella di costringerci a rallentare l’attività per concederci di riflettere su quanto è successo e accettarlo… nel caso di un lutto, è sbagliato, anche se è il comportamento che si adotta per la maggiore, far finta che non sia accaduto niente. Allo stesso modo, la delusione può farci da stimolo per aiutarci a capire cosa non è andato per il verso giusto.

Le emozioni negative hanno il bello di farci scattare, di farci pensare come modificare lo status quo, come gestire la situazione negativa in cui ci troviamo. L’ottimismo e il pensare positivo funzionano un po’, quindi, come un paracadute, che vi salva a pochi metri dal baratro della difficoltà più vicina.

Ecco un breve video realizzato da noi:

A cura di Franny.

7 risposte a "Come pensare positivo"

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    1. Eh lo so purtroppo😥ci sono situazioni e situazioni… C’è una serie di variabili non indifferente da considerare, però sono convinta che la speranza aiuti sempre, anche quando le cose poi non vanno come avremmo sperato! Il giardinaggio! Che bello💚😊! Io scrivo, o cucino… è ciò che mi fa stare meglio

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