La promessa-racconto

Oggi voglio condividere con voi un racconto speciale, che è liberamente ispirato al rapporto che avevo con mia nonna e agli ultimi istanti che ho trascorso con lei.

La promessa

“Mi dispiacerà quando questa casa andrà a finire in mano ad altre persone, Molly.”ammise amaramente. “Sì, perché il nonno ha dato tutto se stesso per costruirla. Io lo guardavo e lo aiutavo quando potevo, l’ho visto metterci le fondamenta e tirare su i muri e ad ogni mattone sembrava dare un bacio.”
Molly strinse la mano stanca e rugosa della nonna.
“È stato il nostro lieto fine dopo la guerra… la nostra casa, la casa dei tuoi genitori, domani la tua magari…”continuò.
Molly tirò su col naso. Gli occhi le si stavano velando di lacrime.
“Io non vivrò in questa casa.” dichiarò. “Nei miei sogni sono sempre lontano da qui.”

La nonna scosse piano il capo.
“Come può essere?”domandò.
“Il mio cuore non è qui.”rispose Molly, guardando un piccolo pettirosso appollaiato sul ramo di un albero, appena fuori dalla finestra.
“Come no? È la tua terra, è dove sei cresciuta!”esclamò, quasi addolorata.
“Certo che lo è!” affermò la ragazza con convinzione. “Me ne prenderò cura… anche se ora la stanno dando via per del vile denaro… non ho i soldi per riscattarla tutta… la casa tua e del nonno… un uomo che neanche aveva raggiunto la quinta elementare e tutti si chiedevano come avesse potuto compiere un’impresa simile…”
La stretta della nonna sul braccio di Molly si fece più forte.
“Invidia, mia cara, o pura volontà di sminuire…tuo nonno era gentile e tu hai i suoi occhi. Non voglio tenerti legata alla terra, va’ dove ti porta il tuo cuore, tesoro.”
Molly si commosse e non fu più in grado di nascondere le proprie emozioni.
“Me lo hai detto tante volte… mi parlavi sempre di lui, di quando ti aveva scontrato con la bicicletta per parlarti la prima volta… di come non si fosse mai arreso, nonostante tutto… la guerra, la malattia, le cose che avete dovuto affrontare…”esclamò poi con la voce spezzata.

La luce nella stanza si stava affievolendo. Fuori, il tiepido sole pomeridiano stava tramontando.
“Lo troverai.”sussurrò la nonna. “Qui sei a casa, sono posti dove sei stata felice, dove potrai ricordarmi per sempre… ma lo troverai.”
“Cosa?”le fece eco sorpresa e confusa Molly.
“Quel posto cui anche tu ti sentirai di appartenere… quella persona il cui nome devi scrivere sulla mia vecchia agenda, vicino al tuo.”dichiarò risoluta, tutta d’un fiato.
Dopodiché aggiunse: “Ti voglio bene, scricciolo.” E chiese: “Dov’è tua madre? Chiamala. Non mi sento bene.”
Molly lasciò la mano della nonna con le guance tutte bagnate. Inspiegabilmente, sapeva che le aveva parlato per l’ultima volta, che il loro era stato un addio.

Chiamò la madre e si arrese all’evidenza delle cose: nulla è eterno e immutabile… le situazioni cambiano. Poi, ripensò alle parole della nonna, che dopo quindici anni dalla morte di suo marito ne parlava ancora come se lui fosse stato lì con loro. Se nulla di quei corpi fisici, di quella vita, era eterno, però, c’era una cosa che lo era: l’amore.
Molly promise a se stessa, a sua nonna e a suo nonno, che, un giorno, avrebbe riscattato l’intera casa… che sarebbe tornata, dopo aver messo radici da un’altra parte e aver trovato ciò che sempre le era mancato. Schiva, diffidente, orgogliosa, burbera e timida come la sua progenitrice, Molly sapeva che un domani qualcuno l’avrebbe guardata come era sicura il nonno guardava la nonna.

“Non ce l’ha fatta.”le disse la madre, uscendo dalla stanza, una decina di minuti più tardi.
Allora, Molly si precipitò all’interno della camera e, di fronte all’evidenza dell’inevitabile, si gettò ai piedi del letto preda di un pianto disperato.
Aveva 14 anni e l’unica nonna che aveva conosciuto e con cui aveva vissuto era appena volata via, insieme al pettirosso.
“Ti prometto che realizzerò i miei sogni.” le sussurrò sottovoce, quando rimase sola con lei nella stanza. “Continuerò a scrivere e… magari comprerò tutta la casa in un futuro, per preservare la vostra memoria, e… sicuramente conoscerò persone nuove e… chissà magari…” singhiozzò. “Aiutami sempre, nonna.

Molly richiuse la vecchia scatola di latta, dove sua nonna aveva messo decine di fotografie, che ritraevano la casa, lei, il nonno e il resto di amici e parenti.
Erano passati anni… ma lei ricordava quel giorno precisamente.
Guardò il proprio riflesso distorto sul coperchio dell’antica confezione di biscotti.
“Cosa diresti se mi vedessi adesso? Sono passati più di dieci anni, ma non ho ancora compiuto nessuna delle promesse che ti avevo fatto… anche se ci provo, costantemente, ogni giorno… è che non mi accontento, sento di non doverlo fare… e, poi, la vita è stata complicata. Ma sono felice, sai? Sì, perché sono coraggiosa e posso essere fiera di me. Sono tosta come lo eri tu. Vedo le mie coetanee andare avanti con le loro vite, che mi guardano come se io fossi sempre ferma alla stessa casella del Monopoli. Ma non è così, non guardano bene, io mi sono evoluta. Gliela farò vedere a quelle che mi deridono, sai… ma neanche mi importa così tanto alla fine. Però, se riesci a darmi una mano, a realizzare i miei sogni… insomma,mettici una buona parola come sai fare tu, dai!”

Molly si alzò, per richiudere la finestra della sua stanza, che sbatteva. Fuori, sul ramo del vecchio albero, erano fermi due pettirossi che le rivolsero uno sguardo fiero e curioso. Si aspettò che si spaventassero e spiccassero immediatamente il volo, per lasciarla di nuovo sola con la sua nostalgia… ma non fecero nulla di simile. Al contrario, rimasero fermi ad osservarla.

A cura di Franny.

2 risposte a "La promessa-racconto"

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    1. Ah dai, sei davvero sempre molto gentile❤…Grazie per le tue belle parole! L’ho scritto col cuore, sono felice di essere riuscita a trasmetterti qualcosa…eh anche mia mamma si è commossa quando gliel’ho letto, perché molte delle frasi nei dialoghi della nonna gliel’hanno ricordata! Spero anche io che siano fieri di me, da qualche parte, dovunque siano ora… Un caro saluto anche a te e grazie per essere passata😊😘

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