Eddie The Eagle: il coraggio della follia-film

Rialzati. Cadi. Prova ancora. Alla fine, vincerai.

E’ questo il messaggio che passa il film “Eddie The Eagle: Il coraggio della follia”. Me l’ha consigliato un amico, mi ha detto “questo è un film sull’ottimismo.” Aveva ragione.

Il film del 2016, diretto da Dexter Fletcher, è ispirato a fatti realmente accaduti e racconta la vera storia di Eddie Edwards, soprannominato “The Eagle” durante le olimpiadi invernali del 1988, primo atleta olimpico britannico a competere nella disciplina del salto con gli sci.

Questa volta, il genere e quello del biopic o del film sportivo, ma le vicende narrate sono in grado di catturare il cuore di ciascuno di noi: Eddie è un ragazzo comune, normalissimo, una specie di nerd. Perciò, si guadagna la simpatia di ogni spettatore.

La trama

Eddie dedica tanto tempo al suo sogno, sin da bambino. Eddie, nato a Cheltenham, il 5 dicembre del 1963, nel 1973, a 10 anni, sa già cosa vuole fare da grande: vuole andare alle olimpiadi. Incomincia, così, ad allenarsi, con costanza, da solo, spesso in modo goffo -rompe qualche paio di occhiali-, ma senza mai rinunciare. Non si arrende di fronte ai suoi problemi fisici, né dinanzi agli innumerevoli tentativi messi in atto dal padre, intonacatore di mestiere, per scoraggiarlo. Dà retta soltanto a se stesso e alle proprie convinzioni, trovando un valido sostegno per inseguire i propri folli sogni nella madre.

“Eddie, tutta questa storia delle medaglie olimpiche mi sta facendo diventare matto.” ( il papà a Eddie)

Durante l’adolescenza, il padre tenta di insegnargli il mestiere dell’intonacatore, per riportarlo coi piedi per terra e indirizzarlo verso una fonte di reddito più sicura. Nel corso di quest’esperienza, però, Eddie, duro a desistere e ad abbandonare le sue idee, ha un’illuminazione: lascia da parte il suo sogno di partecipare alle Olimpiadi estive e ne abbraccia uno nuovo… prendere parte alle Olimpiadi invernali, nella categoria dello sci alpino!

Anche questa strada, tuttavia, si rivela tutt’altro che facilmente percorribile e priva di ostacoli. Eddie (interpretato da Taron Egerton) si allena per anni e diventa bravo in tale sport, ma non risulta affatto simpatico ai funzionari olimpici britannici, che, a un passo, dalle qualificazioni per le olimpiadi tanto ambite, lo cacciano dalla squadra.

“Francamente, Eddie, tu non sarai mai all’altezza delle Olimpiadi. Addio, caro.”

Questo forte rifiuto non fa a pezzi il folle coraggio di Eddie, che, nuovamente, decide di rialzarsi e reinventare il suo sogno: se non può competere con la squadra dello sci alpino, sarà il primo saltatore britannico con gli sci.

Quella del salto con gli sci era una disciplina che, fino ad allora, i britannici non avevano mai praticato ad alti livelli agonistici.

Signor Edwards: “Dimmene uno, un saltatore britannico.”

Eddie Edwards: “Beh io, Eddie Edwards.”

Eddie, allora, seppure privo di qualsiasi esperienza nel salto con gli sci -disciplina, che, per essere appresa correttamente, come gli viene detto più di una volta, va intrapresa già da bambini-, si reca in Germania, presso il centro di formazione per saltatori esistente a Garmisch-Partenkirchen.

Lì, tenta di imparare a saltare con gli sci in solitaria, senza maestro, prima buttandosi dal trampolino da 15 metri, attirando lo scherno di molti atleti e allenatori esperti, in particolare di quelli appartenenti alla squadra norvegese. In Germania, si paga vitto e alloggio, lavorando in un bar e, un giorno, durante i suoi duri allenamenti in solitaria, fa la conoscenza di Bronson Peary (interpretato da Hugh Jackman), un battipista alcolizzato, che, viste le sue continue cadute e la sua inesperienza nello sport del salto con gli sci, prova a scoraggiarlo, per impedirgli di farsi male seriamente.

Eddie, però, non si lascia abbattere neanche da queste raccomandazioni. Scopre ben presto che il battipista alcolizzato altri non è che un ex promessa statunitense del salto con gli sci, che, ai suoi tempi, era stato allievo del grande campione Warren Sharp (interpretato da Christopher Walken) e aveva abbandonato la carriera agonistica dopo un brutto litigio con quest’ultimo. Eddie convince, tuttavia, Bronson ad allenarlo, quando prova il salto, da solo, dal trampolino dei 40 metri, ferendosi gravemente e finendo addirittura in ospedale.

Eddie e Bronson lavorano sodo insieme per riuscire a permettere al ragazzo di potersi qualificare per le olimpiadi invernali del 1988, che si terranno a Calgary, in Canada. Eddie è ottimista al riguardo, dato che le regole per l’ammissione di saltatori britannici alle Olimpiadi sono ormai obsolete, poiché il Regno Unito lamentava un periodo di lunga inattività in tale campo. Per qualificarsi, sarebbe bastato, infatti, portare a termine con successo un solo salto in una qualsiasi competizione da un trampolino di 70 metri. Eddie ci riesce, prendendo parte a una gara, dove esegue con successo un salto di 38 metri, conquistando per di più un nuovo record britannico. Di diritto, avrebbe dovuto entrare direttamente a far parte della squadra olimpica invernale del Regno Unito, ma, in maniera del tutto inaspettata, i funzionari olimpici britannici, nel tentativo assurdo di ostacolarlo, cambiano le regole e impongono che, per essere ammesso, il saltatore con gli sci abbia completato un salto di almeno 61 metri in una competizione sportiva ufficiale.

Riuscire nell’impresa non risulta affatto semplice a Eddie, ma il suo allenatore Bronson non lo abbandona. Eddie si iscrive così alla Coppa Europa di salto con gli sci. I suoi salti aumentano e Eddie raggiunge nuove lunghezze mai sperimentate prima, ma senza arrivare alla soglia fissata dai funzionari olimpici, che gli era riuscita solo in un salto di prova, effettuato in occasione dell’ultima gara valida per la qualifica, e che poi aveva sbagliato una volta in gara. Eddie viene squalificato a seguito della caduta durante il salto ufficiale e, deluso e sconfitto, torna a casa, pensando di abbandonare per sempre il suo sogno di diventare un atleta olimpico e di fare l’intonacatore al fianco del padre. Quando ogni cosa sembra ormai decisa e il dado del fato sembra tratto, Eddie, tornato a casa, riceve una lettera via posta, con i risultati della sua ultima prova, dove gli viene notificata la registrazione del suo salto di prova di 61 metri.

Eddie, con tale prova inoppugnabile, è deciso a presentarsi nuovamente di fronte ai funzionari olimpici. Bronson prova a dissuaderlo, dato che Eddie ha raggiunto a malapena la soglia minima necessaria all’ammissione e per di più durante un salto di prova. Alla fine, però, i funzionari olimpici non possono far altro che accettare -sebbene di malavoglia- la sua candidatura. Eddie parte, così, insieme alla squadra olimpica invernale britannica, che in precedenza lo aveva escluso alla volta di Calgary. Lì, continua a scontrarsi con le resistenze dei funzionari olimpici e degli altri atleti britannici. I suoi compagni, tutt’altro che cordiali nei suoi confronti, al fine di fargli perdere la cerimonia di apertura dei giochi e non farlo sfilare con la squadra britannica, lo fanno ubriacare con la scusa di bere per svolgere un rito porta fortuna. Eddie viene così sgridato per non aver presenziato alla cerimonia, al suo risveglio, la mattina seguente, in lavanderia.

Arriva anche il giorno tanto atteso della gara di salto, durante la quale Eddie salta da un trampolino di 70 metri e arriva ultimo, compiendo un salto di soli 60,5 metri, conquistando un nuovo record personale e un nuovo record per il Regno Unito. In tale frangente, una volta eseguito il salto, Eddie si esibisce in una strana danza di esultanza, dove allarga le braccia e le sbatte come volesse volare, guadagnandosi l’affetto e la simpatia del pubblico e dei cronisti, che arrivano a soprannominarlo “Eddie The Eagle” (in italiano “Eddie L’Aquila”). Parlando al telefono col suo allenatore Bronson, Eddie si rende però conto di aver rischiato di essere frainteso e di aver messo in ridicolo il proprio Paese, lasciandosi prendere dall’entusiasmo. In una conferenza stampa successiva, pertanto, si scusa pubblicamente, dichiara di prendere sul serio lo sport del salto con lo sci e di voler tentare il salto dal trampolino da 90 metri, che fino a quel momento non aveva mai tentato e che Bronson gli aveva assicurato più volte essere davvero molto pericoloso. Bronson stesso parte alla volta del Canada per stargli vicino e supportarlo.

Il giorno previsto per il salto, Eddie, sull’ascensore del trampolino, si imbatte nel suo idolo, Matti Ensio Nykanen, meglio conosciuto come “il filandese volante”, che gli dice di aver riconosciuto in lui il medesimo spirito e il medesimo amore per la disciplina del salto con gli sci. Anche qui, si classifica all’ultimo posto, superando però se stesso e arrivando a compiere un salto della lunghezza di 71, 5 metri, che gli permette inoltre di assicurare un nuovo record al Regno Unito. Tutti coloro che non credevano in lui devono arrendersi… suo padre, i funzionari olimpici… a tutti, insomma, tocca accettare un’impressionante verità: Eddie ce l’ha fatta! Bronson, d’altra parte, riguadagna la stima perduta del suo ex-allentatore Warren Sharp.

I due tornano a casa e Eddie viene accolto in aeroporto, come un eroe nazionale, dalla sua famiglia e da numerosi tifosi.

L’attore Taron Egerton e il vero Eddie The Eagle.
Il vero Eddie.

“La cosa più importante alle olimpiadi non è vincere, ma partecipare. Non è il trionfo, ma la lotta.” (Pierre de Coubertin, fondatore dei giochi olimpici)

Eddie Edwards è la prova che, se si è armati di folle coraggio, talento e la giusta dose di determinazione, si può arrivare dovunque e addirittura essere pionieri di qualcosa di nuovo e inaspettato.

Ecco il trailer:

A cura di Franny.

2 risposte a "Eddie The Eagle: il coraggio della follia-film"

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