Furore-film

C’è un film che mi ha consigliato un amico, di cui vorrei parlarvi. Si tratta di Furore (in lingua originale The Grapes of Wrath), film del 1940, diretto da John Ford e tratto dall’omonimo romanzo di John Steinbeck, che nel 1989 è stato inserito al ventunesimo posto della classifica dei migliori cento film statunitensi di tutti i tempi.

“Siamo vivi. Siamo il popolo, la gente, che sopravvive a tutto. Nessuno può distruggerci. Nessuno può fermarci. Noi andiamo sempre avanti.” (Furore)

La pellicola tratta temi rilevanti, come la lotta continua dell’essere umano per la sopravvivenza, la dipendenza da un lavoro che non dà sussistenza nè nobilita, la critica a una società ingiusta che non aiuta ma ostacola.

Le vicende narrate sono ambientate nei primi anni ’30, ai tempi della Grande Depressione, periodo di miseria e condizioni di vita disdicevoli per moltissime persone. Nelle prime scene, vediamo il protagonista, Tom Joad (interpretato da Henry Fonda), che, appena uscito dal carcere, dopo aver scontato qualche anno per un omicidio, chiede un passaggio per tornare a casa dalla sua famiglia. Per strada incontra un uomo, che lo accompagna fino alla fattoria dei suoi genitori. Lì, tuttavia, non trova nessuno. Incontra il vecchio pastore, che lo aveva battezzato, Jim Casy (interpretato da John Corradine), che, ormai, avendo perso la fede e la vocazione, ha deciso di tornare ad essere un uomo comune. Quest’ultimo lo aggiorna su quanto è accaduto nel periodo in cui lui è stato in carcere: è scoppiata una crisi economica terribile, la Grande Depressione, che ha coinvolto tutto il Paese, ha creato scarsità di lavoro ovunque e ridotto le persone alla fame. Jim Casy e Tom si recano così dentro la proprietà dei Joad, ma non c’è traccia dei familiari di Tom. Lì si imbattono in Muley Graves, un uomo che aveva scelto la casa dei Joad come suo nascondiglio. Muley racconta a Tom e Casy cosa ne è stato dei Joad: i Joad, come altri proprietari di fattorie sono stati privati dei propri terreni e dei propri possedimenti da alcune società agricole e dalla banca, a causa del difficile frangente economico e dei cattivi raccolti per nulla redditizi. Tom scopre così da Muley che la sua famiglia si è rifugiata temporaneamente presso la fattoria di suo zio, per poi partire alla volta della California, dove sembrano esserci maggiori opportunità di lavoro e per fare fortuna.

Tom si reca a casa dello zio e riesce a intercettare i suoi familiari appena prima della loro partenza. Sono tutti contentissimi di vederlo, soprattutto la madre (interpretata da Jane Dowell), e gli chiedono se sia scappato di prigione. Tom spiega loro di aver ricevuto il condono di qualche anno, dato che l’omicidio era avvenuto durante una rissa e che l’uomo che aveva ammazzato lo aveva minacciato con un coltello. Fra le tante novità, Tom scopre che sua sorella, Rose-of-Sharon (interpretata da Doris Bowdon) si è sposata con Connie Rivers (interpretato da Eddie Quillan) ed è incinta.

Tutti insieme lasciano l’Oklahoma e, a bordo di un’automobile sgangherata, intraprendono un lungo viaggio della speranza sulla Route 66, in direzione della California, nuova terra promessa di opportunità e occasioni per gli esuli della Grande Depressione.

La famiglia affronta difficoltà di ogni tipo, senza arrendersi mai: assiste alla morte del nonno di crepacuore, alla morte della nonna, all’omicidio di Casy, all’abbandono improvviso del nucleo famigliare da parte del figlio Noah e del genero Connie. La famiglia, inoltre, fa esperienza di vita in diversi campi per i migranti in cerca di lavoro e, in ciascuno di essi, viene sfruttata e sottopagata.

Alla fine, proprio quando sembrava che la famiglia avesse raggiunto un posto tranquillo e perbene, anche lì i Joad si trovano nei guai… Tom è ricercato dalla polizia per aver ucciso due uomini, che avevano ammazzato Jim Casy, in quanto agitatore, perché spronava gli uomini a scioperare per ottenere un salario giusto. Tom decide di lasciare la propria famiglia e portare avanti la missione di Casy: riportare un po’ di giustizia nel mondo e combattere per nuove riforme sociali. Si congeda così da sua madre, spiegandole i suoi motivi e lei gli risponde -in un eco che ricorda quasi Via col vento– :

Torna, Tommy, io ti aspetterò.”

Tra le altre citazioni che mi hanno colpito e che dimostrano la resilienza dei personaggi, ci sono le seguenti:

“Non ci vuole coraggio a far qualcosa che si deve fare per forza.”

“Uno non ha un’anima per sè solo, ma un pezzetto d’una grande anima, che è la grande anima di tutta l’umanità. (…) Quindi non importa, perché io non potrò morire. Io sarò dovunque, dovunque ci sia un uomo. Dovunque ci sia un uomo che soffre e combatte per la vita, io sarò là. Dovunque ci sia un uomo che lavora per i suoi figli, io sarò là. Dovunque il genere umano si sforzi di elevarsi, coi ricchi e coi poveri, in questa comune aspirazione di continuo miglioramento, e dove una famiglia mangerà la frutta d’un nuovo frutteto, o andrà a occupare la casa nuova, là mi troverai.”

Ecco il trailer:

Ecco una clip:

A cura di Franny.

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