E se Picasso fosse stato una donna? -racconto

Voglio condividere con voi questo racconto originale, che ho scritto recentemente sulla tematica gender gap

E se Picasso fosse stato una donna?

Oggi con Frida Kahlo è stato superato un tabù importante: abbiamo ufficialmente ammesso che, nella storia, ci sono state anche delle grandi pittrici oltre a dei grandi pittori. Molte di esse sono state dimenticate e la loro memoria è ancora relegata nell’angolo polveroso e disordinato di un cassetto, in cui pochi si sono dati la pena di sbirciare. Proprio al fine di sconfiggere questa discriminazione sussistente a priori – che è forse un focus poco centrato da correggere-, un giorno, un quadro del celebre Pablo Picasso, che era custodito nel Museo Picasso di Barcelona, in Cataluña, si animò e cominciò a parlare.

Una sala del Museu Picasso .

“Pablo. Si chiamava Pablo è firmato Pablo, Pablo Picasso.” sussurrò una voce tonante e profonda.

Il custode del museo, intanto, sonnecchiava in quei pressi, russando forte.

“Carmen. Si chiamava Carmen, Carmen Picasso.”ribattè un’altra voce con fare irritato. Pareva un timbro femminile. “Non mi risulta. Non conosci la storia… oppure hai ben poca memoria e non rammenti neanche il volto del tuo creatore.”bofonchiò saccente la prima voce che aveva parlato.

“Tutt’altro semmai!” strillò. “Solo volevo attirare la tua attenzione…”

“Ah…”esclamò, soffocando uno sbadiglio l’altro timbro, che invece pareva anziano e maschile.

“Guernica” di Pablo Picasso.

“Volevo farti riflettere… pensa se il nostro creatore fosse stato una lei e si fosse chiamata Carmen! Io talvolta faccio il giro degli altri quadri e ne sento di tutti i colori… soprattutto quando ci includono in mostre speciali e ci ritroviamo in qualche museo straniero… insomma, ho sentito di donne straordinarie il cui talento è andato perduto, è stato soffocato, oppure taciuto per secoli… solo perché erano donne e da loro ci si aspettava che stessero a casa tranquille a fare la calza! La Gioconda di Da Vinci è stata cristallina in proposito, mi ha detto che Leonardo ne aveva conosciuta qualcuna, ma che erano malviste dall’opinione pubblica.”

Scorcio tratto dal quadro “Les Demoiselles d’Avignon” di Picasso.

A quel punto, anche il dipinto de ‘Il vecchio chitarrista cieco‘ -quadro sempre di Picasso -si animò e l’uomo iniziò a strimpellare una melodia dolce, amara e insieme delicata. Non disse nulla, ma la sua sonata pareva un’ode alle damigelle di talento murate vive da una storia ingiusta. Una delle demoiselles d’Avignon – quella a destra, seduta, per intenderci- gli fu grata per quel gesto e gli sorrise. Allora, fu l’autoritratto di Picasso -quello dei suoi 20 anni- a riprendere parola, rubandola a un volto urlante di Guernica, che aveva rappresentato fino ad allora l’interlocutore maschile.

“Autoritratto a 20 anni, periodo blu” di Pablo Picasso.

“Perplesso. Dudo que podría pasar algo así… dubito che esistano donne pittrici del calibro mio, di Pablo Picasso… anche se non posso escludere che siano esistite donne pittrici discrete.”argomentò, dandosi arie si importanza. “E ciò, il talento, rende le donne meno donne e l’uomo meno uomo!”

La demoiselle d’Avignon si arrabbiò vivacemente all’udire quelle insulse parole: “La natura dà il talento, così come sceglie se renderti uomo o donna… ma il talento ha a che vedere con l’anima, che non ha sesso… e quante vite viviamo, una sola? Davvero? E sempre solo uomo o solo donna? Non sono sicura di questo… e pure Hegel, che era un pezzo grosso della filosofia, aveva dubbi in merito, me lo ha detto un quadro di Caspar David Friedrich e non ha tutti i torti secondo me. Quindi, perché non Carmen Picasso? E perché ciò avrebbe dovuto impedirle di essere tenera, femminile e anche felice come sposa e madre? Solo un uomo dotato della giusta autostima e di un’appropriata larghezza di vedute avrebbe saputo accettarla e, si sa, gli uomini così non erano facili da trovare una volta e non sono facili da trovare neanche adesso, anche se sono un po’ meno rari, per fortuna!”


“La donna dell’opera ‘Il bar delle Folies-Bergére‘ di Èdouard Manet era un po’ ubriaca a una mostra mista, in cui alcuni di noi furono coinvolti e ospitati tempo fa…”aggiunse l’autoritratto di Picasso, schiarendosi la gola per superare l’assolo continuo e ormai imperterrito, portato avanti dal dipinto del vecchio chitarrista cieco, che stava cercando di guadagnarsi un posto nel cuore della portavoce delle demoiselles d’Avignon.

“Il vecchio chitarrista cieco” di Pablo Piccasso.


“… beh, si sa che le donne ubriache non hanno ragion d’essere, ma quella doveva essere zitella proprio come ‘cette otre‘… sì, claro, la otra… mademoiselle Berthe Morisot!”


“Berthe Morisot!” esclamò a gran voce il quadro di Margot, che era rimasto zitto per molto tempo.
Tutti concentrarono la propria attenzione su di lei e lo stesso autoritratto di Picasso arrossì fin sulla punta del naso. Sentir parlare Margot era una vera sorpresa per lui!

“Margot” di Pablo Picasso.


“Aveva poco da invidiare ai suoi colleghi maschi…”boccheggiò la donna imbellettata, con una certa insofferenza. “…ma l’hanno fatta passare in sordina… quante opere, che tecnica e che pennellate lodevoli! Studiò nientemeno che le tele di Raffaello Sanzio e Rubens! E Manet stesso le ha fatto un ritratto, che oggi è a Washington DC! Fra lei e Manet c’era un rapporto speciale, una complicità, una stima… era una ragazza riservata, che non parlava tanto, aveva una voce sottile, aveva la strana abitudine di vestire sempre di nero… ma era un vero genio e non soltanto agli occhi di Manet!”riprese vivacemente Margot.

“Ah e la Morisot non crepò zitella, ma sposò il fratello di Manet e di Manet divenne la cognata, mon cher Pablo!”concluse.


La demoiselle d’Avignon applaudì serena. Le altre sue compari nel quadro, che come lei, desideravano da tempo un po’ di dignità e non solo di essere considerate le prostitute della calle Avignon di Barcelona, assentivano, producevano schiamazzi e si esibivano in strani cori di incitamento. A loro
si unirono anche altre tele vicine. Quella de ‘I tre musici‘ prese ad accompagnare l’assolo del vecchio chitarrista cieco.
Il portavoce maschile del Guernica e l’autoritratto di Pablo si scrutarono sconcertati.
Margot era davvero lieta di aver fatto un intervento tanto brillante.
Un ultimo interlocutore prese parola, prima che le luci del museo prendessero a sfarfallare, per dire che la notte stava passando e che ogni cosa misteriosa e insolita si accennava a sfumare insieme all’incanto notturno. Si trattava de ‘Il nudo blu‘, una donna ripiegata su se stessa, che dava le spalle a tutti e piangeva.

“Il nudo blu” di Pablo Picasso.

Pareva aver smesso di singhiozzare proprio in quel frangente e disse, con voce tonante: “Grazie. Un grazie infinito a nome di Mary Cassat, di Camille Claudel -impressioniste come Morisot-,  di Timarete, di Calypso, di Iaia e Olympas -grandi pittrici greche ricordate da Plinio il Vecchio-, di Artemisia Gentileschi, di Sofonisba Anguissila, di Lavinia Fontana, di Elisabetta Sirani, di Rosalba Carriera, dell’olandese Judith Leyster, di Elizabeth Vigee Lebrun, di Angelika Kauffmann, di Frida Kahlo, di Marina Abramoviç -tra le più note-, di Fede Galizia, di Tamara de Lempicka, di Marietta Robusti, di Plautilla Nellì, di Suzanne Valadon… e di troppe, troppe altre, lasciate indietro, taciute, mai scoperte o impossibilitate a seguire i propri sogni. Grazie…”

Il custode si tirò su la visiera del berretto, si stiracchiò e sbadigliò rumorosamente. Poi, fece dondolare la coda di cavallo bionda sulla divisa, si mise un po’ di lucidalabbra e si aggiustò i capelli, guardandosi in un piccolo specchietto. Sarebbe arrivata a casa tardi e si sarebbe messa a letto, dopo aver preso l’ultimo bus che sarebbe partito quella sera da Carrer Montcada, dove si trovava il Museu Picasso. Carmen era precipitata in un profondo sonno e aveva fatto un sogno davvero bizzarro: aveva sognato di essersi addormentata durante il turno al museo e di aver assistito all’animarsi di vari quadri di Picasso, che discutevano animatamente riguardo il problema del gender gap fra pittori e pittrici. Carmen aveva da sempre amato dipingere, ma non aveva mai osato fare di quelle tre o quattro tele imbrattate, che produceva al mese, il proprio mestiere, perché si vergognava ed, essendo donna, temeva di essere soggetta a diverse discriminazioni. Quello strano dibattito onirico, però, aveva cambiato totalmente le sue prospettive e, quando uscì dal Museu Picasso di Barcelona, a fine turno, quella notte, disse coraggiosamente a se stessa: “Se posso essere custode di museo, posso essere anche pittrice… allora, magari, esisterà davvero una certa Carmen, che sarà una sorta di Picasso, ma un Picasso donna, anche in ricordo di tutti i talenti straordinari del passato che sono rimasti come nature morte, spesso di contorno, spesso relegati a una soffitta, semplicemente olvidados, dimenticati.”



Fatemi sapere se vi è piaciuto!

***Ovviamente, non necessariamente, tutti i quadri descritti si trovano nel Museu Picasso di Barcelona, né nella stessa sala d’esposizione. Questo racconto è frutto d’immaginazione.

A cura di Franny.

3 risposte a "E se Picasso fosse stato una donna? -racconto"

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