“Serie non smettere mai di lottare” : Walt Disney, 2° puntata

SE VI SIETE PERSI LA 1° PUNTATA, DOVE ABBIAMO RACCONTATO L’INFANZIA DI DISNEY, LA SUA ADOLESCENZA E LE ORIGINI DEL SOGNO, cliccate qui: “Serie non smettere mai di lottare”: Walt Disney, 1° puntata.

Verso il mondo dell’animazione

Il fallimento dell’impresa Iwerks-Disney fu dovuto soprattutto al fatto che Iwerks, lasciato solo a gestire l’attività, non disponeva della stessa abilità di Walt nell’acquisire nuovi clientiì. Così, entrambi tentarono la fortuna all’interno della Kansas City Film Ad Company. La paga era di 40$ a settimana.

A volte, il fatto che qualcosa fallisca non implica necessariamente che noi siamo dei falliti! Anzi, spesso, quel fallimento fa parte di uno schema ben preciso! Fra i miti di Walt, infatti, c’era Charlot, Charlie Chaplin, che lui ammirava moltissimo e che aveva imparato ad imitare durante gli anni della scuola. Quando Walt, tuttavia, molto tempo prima di approdare alla Kansas City Film Ad Company, aveva tentato di farsi assumere dallo stesso Chaplin, le cose non erano andate bene, la sua candidatura era stata respinta. Il fato lo stava mettendo alla prova…

Il biglietto da visita che Walt Disney si era disegnato da solo. Con quest’immagine, dava un aspetto più professionale, rispetto al passato, al mestiere dell’animatore.

In un certo senso, Walt, entrando nella Kansas City Film Ad Company, si ritrovò sul pattern del destino, poiché quest’esperienza lo avvicinò ulteriormente al mondo dell’animazione, dato che la compagnia produceva filmati pubblicitari animati.

Walt Disney, al lavoro, al suo tavolo da disegno, presso la Kansas City Film Ad Company.

Lì apprese, infatti, i principi dell’animazione, che sarabbero stati alla base dei suoi film per sempre. L’animazione, di per sé, non era nulla di nuovo per Walt; i cartoni animati -brevi film realizzati per mezzo di disegni- esistevano già, erano all’ordine del giorno nei programmi teatrali sin dal 1915 e Disney aveva già avuto modo di vederli… ciò che Disney non sapeva, però era come venivano prodotti!

Lavorare in quella compagnia, gli diede modo di vedere come i disegni venivano animati di fronte a una telecamera, di notare come cambiava la loro posizione ogni volta che la scena mutava, di apprendere che i fotogrammi venivano ripresi e progettati come dei negativi -dove bianco e nero si invertivano- anche se sullo schermo i colori risultavano quelli di una stampa positiva. Con l’aiuto di un libro preso in prestito sull’animazione (“Animated Cartoons: How they Are Made, Their Origin and Development” di Edwin G. Lutz) e di una telecamera, Walt incominciò a sperimentare le tecniche apprese anche a casa propria. Arrivò così alla conclusione che l’animazione in rodovetro, a due dimensioni, fosse migliore rispetto alla tecnica di animazione con figure ritagliate, utilizzata dalla Kansas City Film Ad Company. Lo fece notare a A. V. Cauger, ma lui non volle saperne di provarla. Cauger era sempre attento e interessato alle innovazioni di Disney, che giudicava una personalità brillante e dotata di grande talento; non a caso, fu lui stesso a prestargli la telecamera con cui Walt faceva i suoi primi esperimenti a casa. Purtroppo, non tutti all’interno dell’azienda capivano la creatività e la fresca innovazione di Disney e il suo raggio d’azione era molto limitato, malgrado il sostegno di Cauger… molti dei colleghi lo temevano e cercavano di ostacolarlo, perché temevano che potesse rubare loro il posto!

Così, nel 1921, Walt, stufo di essere tenuto al guinzaglio, decise di provare una nuova strada e iniziò a sperimentare in modo più compulsivo e frequente, usando la telecamera di Cauger, nel garage di famiglia, presso la sua casa di Bellefontaine. Cauger, diffidente, gli aveva detto più di una volta: “Ma cosa te ne fai di quella (vecchia telecamera)?”.

La casa di famiglia dei Disney .
Il garage della casa di famiglia dei Disney.

Walt Disney è la prova che, se sei in gamba, puoi cominciare ovunque, con niente in mano, anche in un garage!

Intanto, l’azienda di soda, O-Zell Company, che il padre, Elias Disney, aveva rilevato a Chicago, andò in bancarotta e il resto della famiglia Disney fece ritorno a Kansas City.

Nel tempo libero, Walt iniziò a creare autonomamente dei filmati, nel garage, che vendeva alla Newman Theater Company, che riscossero un grande successo, poiché, pur durando solo 1 minuto, avevano il merito di coinvolgere il pubblico trattando problemi locali e criticando politici locali. Essi vennero ben presto definiti Newman Laugh-O-Grams.

Una breve clip dei Newman Laugh-O-Grams.

Alla fine, Disney risparmiò abbastanza soldi, guadagnati grazie all’impiego alla Kansas City Film Ad Company, da permettergli di comprarsi una telecamera Universal, una Ford Coupé e affittare un piccolo negozio dove lavorava ai suoi filmati di notte.

Insieme a Fred Harman, fondò la Kaycee Studios, che era al piano superiore di un edificio a due piani, in 3239 Troost Avenue, appena sopra un ristorante, chiamato Da Peiser. Anche Rudolf Ising, appena diciottenne, rispose a a un annuncio sul giornale per un incarico nella nuova attività di Disney.

Secondo alcune fonti, nel luglio del 1921, a causa delle difficoltà economiche vissute dal padre Elias, i Disney furono costretti a vendere la casa di famiglia e Walt ad affittarsi una stanza, mentre Elias e Flora Disney seguivano i figli più giovani che, a quel tempo, si spostarono nell’Oregon.

Nel maggio del 1922, grazie al successo ottenuto con i Laugh-O-Grams, fondò i Laugh-O-Grams Studio, dove assunse qualche animatore, tra cui l’amico Ub Iwerks. Intanto, lasciava il lavoro alla Kansas City Film Ad Company, dove Cauger aveva smesso di trovarlo un’attrazione interessante e aveva cominciato a percepirlo come un possibile rivale. Lì sarebbe stato rimpiazzato dall’ex-socio Fred Harman.

Malgrado l’entusiasmo iniziale, i Laugh-O-Grams Studio si rivelarono presto più costosi che produttivi. Così, proprio mentre Disney stava lavorando a un adattamento animato di Alice nel Paese delle Meraviglie, fu costretto a chiudere i battenti.

FINE DELLA SECONDA PUNTATA! CONTINUA…

Per chi volesse scriverci, ci trovate a questo indirizzo mail:powerofoptimismblog@gmail.com

A cura di Franny.

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