Buon 25 aprile 2020

Buon 25 aprile 2020 dalla redazione di Power of Optimism! Per farvi compagnia in questo 25 aprile anomalo, abbiamo raccolto delle testimonianze di partigiani che abbiamo trovato sul web (alcune di esse sono state postate su Youtube da ANPI Genova e lì si ripercorrono le storie attraverso racconti della Resistenza in Liguria).

Innanzitutto il 25 aprile, come tutti sanno, si celebra l’anniversario della liberazione dell’Italia dal nazifascismo, avvenuta nel 1945. Allora, la guerra non era ancora finita, ma furono giornate decisive per la libertà. Furono anni, mesi, giorni, di violenza, stragi e vendette. La vera liberazione dell’Italia cominciò a partire dall’estate del 1943, secondo molti storici e intellettuali, dalla Sicilia a salire verso il Nord. Fu un processo lento, doloroso, difficile, che culminò il 25 aprile 1945 nella proclamazione dell’insurrezione generale da parte del Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia (CLNAI o CLN Alta Italia). Il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia fu un’organizzazione politico-militare, istituita a Milano nel 1944, al fine di resistere e opporsi al fascismo e all’invasione nazista dell’Italia. Esso nasceva come costola “milanese” del Comitato di Liberazione Nazionale (CLN), che si era formato a Roma già dal 9 settembre 1943. L’organizzazione ufficiale della resistenza avvenne prima al centro-sud, per risalire poi e attivarsi anche a Nord, come reazione agli sbarchi in Sicilia degli Alleati verificatisi nel luglio del 1943. Al Nord, c’era ancora tanta strada da fare nell’ambito della lotta partigiana clandestina, perché dopo l’armistizio lì nasceva l’ultima roccaforte del fascismo, la Repubblica di Salò, che pur rivendicando tutto il Regno d’Italia, riusciva ad esercitare la propria sovranità solo sulle province non soggette all’avanzata alleata e all’occupazione tedesca diretta. Il CLN ha coordinato e diretto la resistenza italiana, suddividendosi in due branche: il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia (CLNAI) con sede a Milano e il Comitato Centrale di Liberazione Nazionale (CCLN) con sede a Roma.

Il 9 settembre 1943, il CLN si costituiva prendendo atto della frattura decisiva che aveva avuto luogo l’8 settembre con l’armistizio di Cassibile. Dopo la fuga dei generali e della famiglia reale, in direzione Pescara per imbarcarsi a Brindisi, Roma era abbandonata a se stessa e non c’era nessuno a organizzarne la difesa. Così, a riempire tale vuoto, ci pensava il CLN, che il 9 settembre dichiarò:

«Nel momento in cui il nazismo tenta di restaurare in Roma e in Italia il suo alleato fascista, i partiti antifascisti si costituiscono in Comitato di liberazione nazionale, per chiamare gli italiani alla lotta e alla resistenza per riconquistare all’Italia il posto che le compete nel consesso delle libere nazioni» 

Il CLN era una formazione interpartitica, che vedeva l’alleanza per il bene comune di partiti di diversa estrazione culturale e con ideologie e visioni talvolta antitetiche, ma che erano disposti a tutto, persino a mettere da parte i propri screzi politici, pur di rendere un importante servizio al Paese, come il Partito Comunista Italiano (PCI), la Democrazia Cristiana (DC), il Partito d’Azione (PdA), il Partito Liberale Italiano (PLI), il Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria (PSIUP), il Partito Democratico del Lavoro (DL). Quell’alleanza fu simbolo della rilevanza dell’unione di membra diverse di un solo corpo, che insieme ottennero grandi risultati. Nei momenti bui, le crisi interne non fanno che peggiorare la situazione, sono inutili. Le rivalità vanno messe da parte, perché nella diversità si può apprendere tanto e di diversità e libertà, non di lotta perpetua, è fatta la democrazia.

“Arrendersi o perire” recitava il proclama diffuso via radio il 25 aprile 1945 dal Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia. Questa la scelta che veniva lasciata alle truppe tedesche e ai repubblichini. Il 21 aprile già si era giunti a liberare il Paese fino a Bologna. Il 1° maggio anche le ultime roccaforti fasciste nell’Italia settentrionale crollavano. La fine reale del conflitto si ebbe il 3 maggio 1945, con la resa delle truppe nazifasciste.

Tantissimi i partigiani che morirono, che furono imprigionati, che subirono torture terribili per combattere per la libertà e la democrazia.

Alla stregua dei medici e degli infermieri di oggi, essi, però, come afferma la testimonianza di un partigiano napoletano in un video, che vi lascio qui sotto, non tutti loro volevano essere definiti eroi. Molti non se ne sentivano degni, a molti pareva troppo, sembrava un termine esagerato, anche se doveroso agli occhi di noi posteri. Quella gente, quegli uomini e quelle donne, non hanno fatto altro che fare quello che ritenevano fosse il proprio dovere, con coraggio e abnegazione, pensando alle generazioni future, al mondo che avrebbero voluto per loro stessi quelli che sopravvissero e anche quelli che purtroppo non ce la fecero.

Oggi la Giornata della Liberazione ha un suono strano, un suono di piazze vuote, un suono di silenzio… un silenzio che ci è lasciato appositamente, perché i sussurri di coloro che sono morti possano arrivare alle nostre orecchie a dirci di non farci più la guerra, di imparare l’arte del dialogo, di mettere da parte l’arrivismo e pensare ancora una volta al bene comune della nostra Italia. Fra loro, non ci sono solo i partigiani di ieri, ma anche quelli di oggi, quei medici, quegli infermieri, quei soccorritori caduti per offrire un servizio a persone malate che avevano bisogno di aiuto. Fra loro ci sono tutte le vittime che non abbiamo il cuore né la forza di contare, ci sono tutte quelle vite che sono solo un numero in più o un numero in meno. La bandiera italiana sventola anche per loro. Una giornata verrà dedicata prima o poi anche a loro. Non dimentichiamoli. Non dimentichiamo nessun partigiano, mai.

Ecco alcune Pillole di Noi Partigiani dell’Anpi Genova, che ho rinvenuto su Youtube:

Ecco la testimonianza raccolta da Fanpage di un partigiano di Napoli:

Ecco la storia della partigiana Laura, parente di Giacomo Matteotti:

Infine, condivido la storia di Germana Masi, resistente per amore:

A cura di Franny.

 

 

 

 

4 risposte a "Buon 25 aprile 2020"

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