La serenità sta nei ricordi di emergenza

Siamo tutti in perpetua lotta con qualcosa… A volte con la cattiveria altrui, a volte con noi stessi, a volte con quello che di gramo ci riservano la natura, il destino, le situazioni.
Oggi siamo in lotta con una situazione terribile, che ci logora, ci soffoca, ci abbatte, ci fa avere paura, ci fa mancare la terra sotto i piedi nei casi più estremi… allora cosa fare? Lasciarsi andare? No… o meglio, è bene manifestare correttamente le proprie emozioni e sfogarsi debitamente. Ognuno ha il suo modo di farlo. Una volta superata questa fase di sfogo, che deve essere il meno prolungata possibile, bisogna risollevarsi e fronteggiare la crisi.

Arrendersi è il peggior modo di rispondere a un ostacolo. Non sempre si hanno tutte le forze che occorrerebbero per affrontare un periodo duro e pieno di problemi, ma bisogna tentare di trovarle. Sono risorse che internamente abbiamo, ma vanno innescate, vanno risvegliate. Innanzitutto, è di conforto avere qualcuno su cui contare, una base di sostegno: amici o familiari vi saranno d’aiuto. Se state male, confidatevi! Può aiutarvi, ad ogni modo, anche un pensiero, un progetto, un ricordo, qualcosa cui possiate aggrapparvi.

Il vero coraggio non risiede nella mancanza di paura, ma nella capacità di vincerla, grazie alla positività, alla voglia di vivere e risorgere trasmessaci da qualcuno o da qualcosa. Anche se siete soli, non lo siete davvero! Se ci pensate bene, sicuramente là fuori c’è qualcuno a cui tenete… sapete perché una persona, anche quando si trova di fronte alla morte, ferita o malata gravemente, talvolta, non muore? Perché si è aggrappata con tutte le proprie forze a un pensiero, a un amore, a un ricordo, a una serenità d’emergenza, un sogno, un obiettivo che si rifiutava con tutta la sua volontà di abbandonare!

Chi vuole può! Per me la serenità, l’armonia, quando fuori tutto crolla e nulla delle giornate che viviamo è normale, sta nei ricordi d’emergenza!

Bisogna avere sempre l’ultima parola, ribellarsi e trovare la fierezza per sorridere fra l’amarezza e persino nella sconfitta. Siamo esseri vagabondi che cercano la felicità, o perlomeno bramano un’assenza di dolore duratura. Purtroppo, il dolore fa parte della vita… ma lo si può affrontare, cercando di costruire nel nostro animo una felicità interna, come un sole eterno o la fiamma di una candela che deve restare perennemente accesa.

La felicità non può risiedere fuori di noi, ma si trova nelle profondità del nostro spirito, in un ricordo dell’infanzia, una passione di quando eravamo bambini, un antico amore, in un fratello, nel sorriso di una persona cara. Ecco, dobbiamo far ricorso a questi ricordi di emergenza, quando ogni cosa inizia ad andar male e non c’è verso di trovare una consolazione. Così, nel deserto dei sentimenti che lascia l’angoscia, pianteremo un fiore che ne farà crescere altri. E non saremo soli, saremo pieni dentro per sempre.

Se poi abbiamo un po’ di fede e vogliamo ascoltare quello che Dio o l’universo hanno da dirci, allora ci scopriremo veramente completi e comprenderemo che soli non lo siamo mai stati davvero.

A cura di Franny.

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