Pillole di Ottimismo: Dante Alighieri

 

Mi piace vedere l’ottimismo un po’ ovunque, mi piace ricercarlo fra le righe, laddove sembra nascosto, in una frase, in un verso, in un proverbio.

Per cercare l’ottimismo, si possono fare dei viaggi culturali e anche dei veri e propri viaggi nel tempo… questa volta, ho scelto Dante Alighieri (1265-1321).

Ho fatto un po’ di ricerca fra le migliori citazioni dantesche, essendo stato il passato 25 marzo il primo Dantedì, ossia la prima giornata nazionale dedicata al genio fiorentino. La ricorrenza, che si festeggerà ogni anno, è stata istituita dal Consiglio dei ministri, in seguito all’approvazione di una direttiva, frutto della proposta di Dario Franceschini, ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo.

Il 25 marzo, infatti, costituisce, secondo il parere degli studiosi, la data in cui Dante avrebbe incominciato il suo viaggio nell’inferno.

Mi sono soffermata sul seguente verso del Paradiso:

“Fede è sustanza di cose sperate

e argomento de le non parventi

e questa pare a me sua quiditate.”

(Paradiso, Canto XXIV, 64-66)

 

Ovvero:

 

“La fede è fondamento di cose che si sperano

e prova di quelle che non si vedono

e questa pare a me la sua (vera) essenza.”

Nel Canto XXIV, Dante viene accompagnato da Beatrice presso San Pietro e quest’ultimo, su richiesta della stessa, esamina l’autore sulla fede cattolica.

Il verso citato è la risposta data da Dante alla domanda dell’apostolo San Pietro: “Dì, buon cristiano, fatti manifesto. Fede che è?” (versi 53-54).

Nella risposta di Dante è esplicito il riferimento alla Lettera agli Ebrei (XI, 1), scritta da San Paolo.

Se noi interpretiamo in maniera più ampia il concetto di fede e non lo intendiamo solo in senso religioso, possiamo dire che “la fede è fondamento di cose che si sperano e prova di quelle che non si vedono […]”, cioé la fede è una sorta di scommessa che facciamo in relazione a qualcosa che potrebbe avverarsi, ma per cui non abbiamo prove certe. La fede è un atto di abbandono, di fiducia, verso Dio, se ci si crede,  e verso il proprio futuro, il proprio destino, se si vuole intendere il tutto in senso più laico.

Noi non abbiamo certezza che le cose miglioreranno, sappiamo che prima o poi dovranno migliorare, lo speriamo, ma non sappiamo quando ciò potrebbe avvenire. Quindi, abbiamo due strade: lasciarci prendere dal panico e divorare dalla paura, oppure fare nostra la citazione di Dante e dire a noi stessi “alla fede non servono prove”, “per credere che le cose miglioreranno, non devo avere per forza dei pareri scientifici”. Ciò non significa negare i dati scientifici, che sono importantissimi, ma non lasciarci trascinare da essi in un baratro di depressione e agitazione.

Invero, l’evidenza può essere contraffatta, persino l’evidenza della scienza, per quanto inconfutabile, può cambiare ed essere soppiantata da una nuova teoria, da una nuova scoperta, da una nuova ricerca. La fede del cuore, però, no… è un amore per il futuro, un abbracciare l’ignoto, che fa provare sempre il medesimo brivido.

A cura di Franny.

 

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