La festa delle donne -8 marzo

Quest’anno la redazione Power of Optimism vuole celebrare l’8 marzo in un modo particolare, proponendo due riflessioni scritte da donne per le donne.

Se volete, al contrario, rispolverare la storia dell’8 marzo, vi proponiamo qui di seguito un video:

Discutere di femminismo oggi

Il fatto che si discuta ancora di femminismo significa una sola cosa: la battaglia delle donne per le donne non è finita. Un giorno, quando essa sarà compiuta, il femminismo si sarà evoluto in qualcos’altro, in un fenomeno ancora più complesso che vuole l’emancipazione di tutti – non solo delle donne, ma dei deboli, degli oppressi, di coloro che voce non ne hanno e che forse non ne avranno mai- e che io amo definire umanismo. Allora, avremo una società davvero inclusiva, quando l’ultimo degli autistici non sarà additato come strano, ma verrà integrato, quando il nero o il vagabondo non saranno guardati con disprezzo ma avranno la possibilità di avere tutti un lavoro o una posizione dignitosa, quando nessun cinese sarà additato come portatore di malattie come ai tempi del Coronavirus… Quando il razzismo di tutti i colori sarà sconfitto e, al suo posto, si sarà realizzato l’umanismo, quando ci renderemo conto che chiunque ha diritto di avere successo, di fare un’importante scoperta scientifica, di contribuire al progresso del pianeta, allora potremo dire che la parità c’è e c’è per tutti.

Ovviamente, parlare di femminismo, per come sono indietro certe realtà, è meglio che non parlarne. Non interpretate male le mie parole, è l’unica cosa che possiamo fare adesso per aiutare le nuove generazioni a raggiungere quello che a noi non sarà possibile e a non fare dei passi indietro. Tuttavia, a parlare di femminismo bisogna stare attenti. Spesso espressioni come “non lo posso fare, perché c’è disuguaglianza”, “noi donne dobbiamo avere più diritti”, “il nostro salario vale la metà di quello di un uomo”, per quanto vere, sono demotivanti. Molte donne si impigliano in questi pensieri, anzichè tentare di scavalcarli, e restano paralizzate perché pensano che il mondo intanto le terrebbe comunque paralizzate nella loro condizione intermedia di chi vuole progredire ma sembra non poterlo fare.

“Se tu non sai di avere dei limiti, arriverai a superarli senza neanche rendertene conto.” (Power of Optimism)

Se guardiamo il passato, attraverso le storie vere che oggi possiamo leggere o che ci vengono raccontate per mezzo di film o serie TV, ci sono state moltissime donne, che pur non vivendo in tempi dove l’uguaglianza era riconosciuta hanno tagliato traguardi sensazionali. Si pensi a: la Sultana Kosem, che fu la donna più potente della storia dell’Impero ottomano, a Elisabetta I, a Marie Curie, che vinse ben 2 premi nobel, a Jane Austen, a Emily Bronte, a Charlotte Bronte, a Ann Radcliffe, alla prima imprenditrice donna e afroamericana, Madame C. J. Walker, a Virginia Woolf, a Frida Kahlo, a Katherine Coleman Goble Johnson, matematica, informatica e fisca statunitense che lavorò per la NASA, a Elvira Notari, prima donna regista cinematografica italiana, alla poetessa Emily Dickinson, a Mary Shelley, inventrice di Frankenstein, a Agatha Christie, giallista che non è stata fermata neppure dalla sua dislessia e dalla sua disgrafia, Simone De Beauvoir, scrittrice e compagna di Jean-Paul Sartre, Giovanna d’Arco, Tomoe Gozen, una delle poche militari giapponesi ai tempi dei samurai, Artemisia, sovrana di Alicarnasso in Asia minore tra VI-V sec. a.C.., Cleopatra, Tomiri, regina dei Massageti (VI sec. a.C.) che divenne famosa per aver sconfitto e ucciso Ciro il Grande, Caterina Sforza (1463-1509), figlia di Galeazzo Maria Sforza che governò su Imola e Forlì ed era soprannominata tyger perché si occupava personalmente della difesa dei suoi Stati, Rita Levi Montalcini, Margherita Hack, Laura Bassi, prima donna al mondo ad ottenere una cattedra universitaria, Rosalind Franklin, biologa molecolare che scoprì la struttura a elica del DNA, ecc.

Mentiamo a noi stesse, se, osservando il passato, pensiamo solo che ci siano state donne le cui bocche sono state chiuse, che non hanno letto, che non hanno studiato, che non hanno scoperto nulla, che non hanno governato, che non hanno lottato, che non hanno impugnato una spada o un fucile.

Arrivare a non discutere di femminismo dovrà essere la sintesi dell’inizio del processo dell’umanismo: in un tempo molto lontano -speriamo non troppo-, quando una donna arriverà alla Casa Bianca e governerà in qualità di Presidente degli Stati Uniti, e poi passeranno secoli e molte altre donne valide, come i colleghi uomini, avranno la possibilità di essere leader e non verrà fatta differenza di genere relativamente alle loro capacità, allora saremo giunti a quel punto. Allora la donna avrà scritto una grande conquista nella storia del cammino dell’evoluzione femminile.

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Donne contro le donne: la discriminazione che ci facciamo da sole

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C’è una riflessione che mi frulla nella testa da parecchio tempo ed è stata generata dalle critiche rivolte da diverse amiche o conoscenti verso alcuni modelli femminili, che, pur con i loro difetti, hanno lasciato un segno nella storia, come Oriana Fallaci.

Oriana ha raccontato di quando l’uomo è andato sulla luna, si è tolta il velo che la copriva interamente durante l’intervista a Khomeini in gesto di sfida rischiando la sua vita, ha scritto libri, ha fatto la giornalista e riportato situazioni in aree di guerra dimostrando un fegato pari a quello di pochi… ha detto anche cose che sono state definite razziste, ma chi è perfetto su questo pianeta?

Noi ci arrabbiamo da donne e con le donne che dicono qualcosa di diverso da quello che noi pensiamo o che la maggioranza pensa.

Se sei donna e vuoi essere un pochino emancipata, non puoi scegliere se stare a destra o a sinistra, alle donne non è concesso. Molte donne in gamba sono state criticate da altre donne, anche da femministe, perché esponenti di un pensiero diverso da quello generalmente incoraggiato… cosa che si fa meno spesso con gli uomini, a causa del latente pregiudizio inconscio che tuttora esiste verso l’indipendenza femminile e l’idea di parità tra i sessi.

A queste donne nessuno, o forse solo pochi, si sono fermati a dire “Brava, non condivido il tuo modo di pensare, ma complimenti per il tuo coraggio!”. Pochi le hanno guardate con ammirazione. Pochi si sono sprecati per battere loro le mani.

L’evoluzione per la parità, tuttavia, – perlomeno se vogliamo che avvenga davvero democraticamente- non deve avere nessun colore politico, ma deve essere universale.

Ogni volta che critichi un’altra donna, che magari ha combattuto grandi battaglie anche nel tuo nome, pensa:

“Io sono davvero senza peccato per poter scagliare la prima pietra?”

A cura di Franny.

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