Ogni bambina deve poter essere quello che vuole- role models Alberta Ferretti

Ogni bambina deve poter essere quello che vuole da adulta. Ogni piccolo essere umano ha il sacrosanto diritto di coltivare nel suo cuore un sogno, che, con impegno e fatica, quando sarà diventato grande, magari realizzerà.

“Non si deve mai dire a un bambino che i sogni sono sciocchezze. Sarebbe una tragedia se lo credesse.” (Paulo Coelho)

Anche la stilista Alberta Ferretti, come l’astronauta Samantha Cristoforetti, è Ambassador del c.d. Dream Gap Project ideato da Barbie, in occasione del 60° anniversario della bambola, per ridurre il forte differenziale tuttora esistente fra le possibilità di carriera future di bambini e bambine.

Il progetto, come già spiegato nel mio articolo “Ogni bambina deve poter essere quello che vuole -roles models Samantha Cristoforetti”, è nato in seguito a una ricerca condotta da Barbie su 2.000 genitori di bambine fra i 3 e i 10 anni, la quale ha evidenziato che dai 5 anni in su la maggior parte delle bambine comincia a vergognarsi delle proprie capacità e potenzialità e inizia, di conseguenza, ad autolimitarle.

Se una bimba, già da piccina, sogna di diventare un veterinario, un medico, una maestra, una stilista, una giornalista, un soldato, un ingegnere, un’infermiera, uno chef stellato, una scrittrice, un pilota, politica, etc…. perché dovremmo impedirglielo?

Allo stesso modo, sarebbe ingiusto scoraggiare un maschietto che ha le medesime aspirazioni. Purtroppo, nella nostra società (anche se suona strano nel mondo di oggi), è ancora pensiero comune credere che l’intelligenza, le ambizioni, la carriera di una donna a un certo punto debbano fermarsi. Sì, perché una donna biologicamente nasce e viene ed educata per avere figli e accudirli secondo i più retrogradi.

Una donna effettivamente è questo, ma non solo. Così come un uomo che lavora può convivere con la propria paternità, una donna in carriera può essere un’ottima madre.

Passiamo a discutere della Dream Gap Ambassador protagonista di questo articolo, Alberta Ferretti.

Così come per Samantha Cristoforetti, la cantante Elisa, l’astrofisica Sandra Savaglio e la chef stellata Rosanna Marziale, anche ad Alberta Ferretti è stata concesso uno dei più preziosi riconoscimenti concessi dal brand, una Barbie One Of A Kind.

«Fin da bambina ho sempre sognato in grande. È questo il consiglio che voglio dare alle bambine: siate coraggiose, appassionate e rompete gli schemi per perseguire i vostri sogni». (Alberta Ferretti)

«Io avevo un sogno grande: diventare una stilista. Spesso mi addormentavo tra le stoffe dell’atelier di mia madre, e un giorno le ho detto “mamma dobbiamo trasformare la merceria in un negozio di abbigliamento!”» (Alberta Ferretti)

Alberta Ferretti nasce il 2 maggio 1950 a Gradara. Cresce fra stoffe e tessuti, nella sartoria di Cattolica della madre. L’atmosfera in cui si trova a vivere e la passione per i vestiti tramandatale dalla mamma la portano già da piccola a fantasticare sulla possibilità di lavorare un giorno nel mondo della moda.

Come molte altre persone di successo, Alberta abbraccia la difficoltà come un’occasione quando le si presenta, nel senso in cui i cinesi intendono la parola “crisi” che per loro significa anche “opportunità”. Così, nel momento in cui la sartoria della madre è costretta a chiudere nel 1965, Alberta, allora giovanissima, comincia a rimboccarsi le maniche fino a riuscire ad aprire il suo primo negozio, nel 1968, a soli 18 anni.

Quel negozio, cui viene dato il nome Jolly Shop, è il suo primissimo trampolino di lancio. Lì inizialmente vende diverse griffe, poi anche qualche capo ideato direttamente da lei.

Nel 1974, firma la sua prima collezione di moda. Nel 1980, con il fratello, apre l’azienda Aeffe.

Sono gli anni del boom, del cambiamento per lei.

Nell’ 81 apre uno showroom a Milano e gli anni successivi le sue collezioni debuttano in passerella.

Nel 1983 inizia la collaborazione con Moschino e nell’ 84 produce la seconda linea con il marchio Philosophy di Alberta Ferretti. Nell’88 si accorda per lavorare con Ozpek, nel ’94 con Jean Paul Gaultier. Nel ’96 il suo style sbarca negli States, nasce Aeffe USA e viene aperto un suo showroom a New York.

Poi non si ferma più. Nel ’99 rileva il 70% della Moonshadow, proprietaria del marchio Moschino. Ha così origine Aeffe Fashion Group.

Dal 2003 in poi A. Ferretti accentua la sua presenza nelle maggiori capitali internazionali. Si fa conoscere da a Mosca a Parigi, fino a Kaliningrad in Russia e a Jeddah in Arabia Saudita. Oggi il suo nome è un emblema dell’eleganza italiana in tutto il globo.

Il suo essere stilista era una pulsione che non poteva frenare, che sentiva dentro di sè. Tutti noi, uomini e donne, abbiamo il dovere di dare il nostro apporto e contributo nel mondo. Per questo è importante superare non solo i pregiudizi esistenti e correttamente sottolineati dal Dream Gap, ma anche quelli più generici e comuni che vogliono scoraggiare bambini e adulti a inseguire i propri sogni.

Guarda il video:

https://youtu.be/sDxp7KLd1wc

A cura di Franny.

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