I love shopping-film

Nella vostra Netflix list dovrebbe sicuramente esserci “I love shopping”, un film del 2009, tratto dall’omonimo romanzo di Sophie Kinsella.

Se ancora non lo avete scoperto, vi invito a farlo.

È una commedia divertente ed esilarante, che dà l’opportunità di sorridere e distrarsi un po’ ma anche di riflettere su certi aspetti della nostra quotidianità: in questo caso sullo shopping e la dipendenza da esso.

La protagonista è Rebecca Bloomwood, impersonata da un’abile Isla Fisher. Rebecca fa la giornalista da 5 anni per una rivista che si occupa di giardinaggio, ma non è soddisfatta della sua vita professionale. Inoltre, lei è a tal punto appassionata di moda da potersi definire una vera “maniaca dello shopping”. Infatti, non riesce a smettere di comprare; acquista spesso, acquista di tutto e in notevoli quantità, tanto che spesso non usa la metà delle cose che compra.

Una bella vetrina e un manichino ben abbigliato possono farle commettere follie. Questo va avanti, finché un giorno, mentre compra l’ennesima cosa superflua (in questo caso forse non così superflua, perché quell’articolo le cambia la vita), una sciarpa verde, si rende conto che la maggior parte delle sue carte di credito sono inutilizzabili perché i suoi conti sono in rosso.

Per pagare quella sciarpa, che lei ritiene indispensabile per avere un po’ di sprint in più per un nuovo colloquio che ha prenotato da Alette, la rivista di moda per cui desidera lavorare da sempre, corre fuori e cerca di chiedere un prestito in contanti da una bancarella di hot dog. Lì, inconsapevole, incontra il suo futuro datore di lavoro, Luke Brandon (interpretato da Hugh Dancy), che però lavora per Far Fortuna Risparmiando, un periodico che si occupa di economia, e che le anticipa i soldi per la sciarpa credendo che quest’ultima sia un regalo per la zia malata di lei.

In seguito a diversi malintesi e coincidenze fortunate, Rebecca finisce a lavorare per Far Fortuna Risparmiando, dove viene messa a curare una rubrica per avvicinare le persone comuni al mondo degli investimenti e dell’economia. Scrive i suoi pezzi firmandosi “la ragazza con la sciarpa verde“. I suoi articoli hanno ben presto un successo strepitoso e il pubblico della rivista si allarga e diversifica.

Rebecca, però, continua a vivere a sbafo a casa della sua migliore amica, Suze, e a sfuggire quotidianamente a Derek Smeath, l’inviato del recupero crediti, incaricato di riscuotere al più presto il debito che la ragazza aveva contratto con le carte di credito. La sua vita ha avuto un’importante evoluzione, ma lei sembra avere ancora bisogno dello shopping, al punto che l’amica la iscrive a un gruppo di compratori compulsivi anonimi. Nel frattempo, Luke e Rebecca si innamorano.

Ogni volta che il tizio del recupero crediti la chiama sul lavoro, Rebecca finge che lui sia un ex che persiste nel molestarla. Alla fine, però, le bugie raccontate verranno a galla… Rebecca riuscirà a tenere il proprio posto di lavoro e soprattutto Luke?

Questa storia ci insegna che non è tutto oro quello che luccica, anzi, per citare le battute del film, “spesso è acrilico al 95%“. Comprare qualche volta ci rende più felici, ci fa dimenticare temporaneamente le nostre preoccupazioni più grandi, ma è bene riflettere e ricordare che non sempre abbiamo davvero bisogno di ciò che stiamo acquistando.

Oggi possiamo trasporre questa riflessione su un piano ulteriore: quello dei social. Sui social un selfie tira l’altro e spesso le persone tendono a ostentare (anche comprando outfit ad hoc) e mostrare un’immagine distorta di se stessi piuttosto che chi sono davvero. Lo facciamo tutti, è come una storia che pensiamo di dover raccontare su di noi per ricevere approvazione, ma ogni tanto dovremmo farci vedere più semplici… saremo sorpresi dal fatto che gli amici veri, gli affetti veri, ecc. ci apprezzeranno molto più per i nostri difetti e la nostra genuinità che non per le nostre ostentazioni.

A cura di Franny.

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