La Globalizzazione non è una minaccia, ma una fonte di ricchezza

Mi sono abituata ad andare d’accordo con gente diversa, con modi di pensare spesso piuttosto differenti dai miei… Questo mi ha arricchito, mi sta trasformando in una persona con una volontà di integrazione più ampia e uno spettro di prospettive più diversificato. Non è vero che la globalizzazione, l’incontro con culture lontane dalle nostre, servirà a fare di noi, in un futuro distante, degli individui omologati, come dei fantocci prodotti in serie. Innanzitutto, essa crea infatti qualcosa che va al di fuori degli schemi: il dialogo, il confronto, entrambi strumenti utili e tutt’altro che fossilizzanti. In essa giocano un ruolo fondamentale anche le nuove tecnologie e, come si è visto, il fatto che la piazza si sia letteralmente spostata su internet, dove ognuno può dire qualsiasi cosa, ha prodotto effetti inaspettati e dai profili spesso distopici e anche negativi (pensiamo ai terrappiattisti e ai no vax). La globalizzazione non è omologazione; questo è un termine troppo generico per definire qualcosa che per portata, durata, dimensioni, ecc. è ancora indefinibile.
Invero, in questo processo, ci sono moltissime incognite e pochi di noi sono vicini a fare previsioni: in primis, le reazioni della mente umana e della coscienza globale a un cambiamento, per quanto capillare, possono essere numerosissime e divergere tutte moltissimo le une dalle altre. Tant’è che la globalizzazione si muove su due binari paralleli: il local e il global.

Come diceva Zygmunt Bauman, grande sociologo mancato di recente, oggi la società è liquida. Io voglio interpretare quest’asserzione in un senso particolare, mio: se una società è liquida è flessibile, sa accettare i cambiamenti, le prove. Bauman intendeva la società liquida in modo simile, ma diverso dal mio, poiché la sua definizione si fondava sul vedere in questa società la mancanza di comunità e la contrapposizione tra individui antagonisti in forte competizione gli uni con gli altri.

D’altra parte, perché ho richiamato la sua concezione di società liquida? Perché lui, faceva riferimento a un nuovo modello sociale tentando di spiegare le evoluzioni avvenute appunto con modernità e globalizzazione. Per lui era la stessa modernità ad essere liquida. Per dirla con le parole di questo sociologo polacco, appunto, la modernità è “la convinzione che il cambiamento è l’unica cosa permanente e che l’incertezza è l’unica certezza”. In questa rivoluzione, mi chiedo io, molecole in continua interazione come noi esseri umani possono essere davvero tutti così tanto individualisti?

La Globalizzazione non è una rivoluzione dettata dall’alto, è una fase della storia cui siamo giunti, per fortuna o nostro malgrado (lo vedremo), in seguito alle rivoluzioni tecnologiche del nostro tempo che hanno portato ogni punto del mondo ad assomigliarsi un po’, senza perdere le proprie caratteristiche, in questo senso la globalizzazione è un fenomeno locale e globale. Hai il ristorante italiano in Russia, ad esempio, ma non avrai mai la vera cucina italiana in quel paese bensì una sua variante. Hai il McDonald in Italia, ma hai anche i panini del McDonald con variante regionale, che non avrai mai in America perché i gusti di americani e italiani sono diversi!

I significati di local e global vanno molto al di là di questo in realtà, ma l’esempio ci fa comprendere il punto della questione: conoscere qualcosa di diverso da quello cui siamo abituati non vuol dire essere inglobati all’interno di un nuovo che non accettiamo, è un dialogo, come dicevo poc’anzi, un confronto, la possibilità di apprendere qualcosa che si fa dall’altra parte del mondo guardando youtube e senza dover prender per forza un aereo. Anche per questo motivo la globalizzazione è local e global: tutto può raggiungerci ovunque e in qualsiasi momento, basta collegarsi alla rete.
Poi viaggiare rimane sempre il modo migliore per vedere un altro lato del mondo, ma se non si parte con una mente abbastanza aperta, che si parte a fare?

A cura di Franny.

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