Il filo rosso del destino

Vi siete mai sentiti così connessi a una persona, tanto da essere spesso sulla sua lunghezza d’onda? Avete mai incontrato qualcuno che vi ha fatto pensare di conoscerlo da sempre? Avete mai guardato un’altra persona, nutrendo la forte impressione che questa potesse essere l’altra metà perduta di voi stessi? Ebbene, se la risposta è affermativa, non siete i soli. Che si tratti di semplice chimica, empatia o profondi legami spirituali, chi può dirlo? Ad ogni modo, molti di noi fin da bambini, vuoi per esperienze famigliari, per tradizione culturale o per le favole che ci vengono narrate, sentono il bisogno di incontrare quell’unica metà in grado di completare il loro intero, l’altra mezza mela insomma. Qui, però, bisogna stare attenti a non avere le idee confuse, perché con “altra metà della mela”, non si vuole intendere che troveremo qualcuno che ci completerà, che renderà la nostra vita più facile, che risolverà i nostri problemi. No, se andremo in cerca di qualcuno del genere, troveremo solo fregature e non saremo in grado di scegliere chi davvero è giusto per noi. Quindi, ad esempio, quando ci sentiamo soli e depressi, dovremmo provare a rimetterci in piedi con le nostre forze, perché, in quello stato, difficilmente troveremo il compagno/a giusto/a, se questo è quello che stiamo cercando. Due metà della mela, in realtà, devono essere due persone che amano se stesse, che credono nel proprio potenziale e sanno cavarsela anche da soli. Il cammino verso la persona giusta implica, infatti, il raggiungimento della consapevolezza di essere un intero e di dover trovare il nostro intero corrispondente.

Io credo che questo stia a noi e al nostro destino, che, come mi piace pensare, è determinato anche dalle nostre scelte e dal nostro carattere. In merito a ciò, esiste una bellissima leggenda popolare di origine cinese, che si è poi diffusa anche in Giappone: la leggenda del filo rosso del destino (Unmei no akai ito).

Secondo la leggenda, a ogni uomo e donna, che vengono al mondo, viene legato un filo rosso al dito mignolo della mano sinistra. Questo filo connette due anime gemelle, due persone destinate a stare insieme, fin dalla loro nascita.

Tali anime sono portate a rincontrarsi, ad ispirarsi, a sostenersi nel progresso individuale, a dispetto della distanza che le divide, del tempo, dell’età, dell’estrazione sociale. A tutti noi, se ci crediamo veramente e abbiamo la forza di combattere per questo, può capitare una fortuna simile. Il filo, cioè più realisticamente il legame speciale, che ci unisce a una determinata persona, da solo, non basta, se all’assomigliarsi, all’essere fatti per stare insieme, non si correlano sforzi, sudore, cedimento delle rispettive paure e barriere, ecc.

Capita spesso di uscire con la persona sbagliata, infatti, per timore, per scarsa autostima, per mancanza di fiducia nel futuro.

Tornando alla leggenda originaria, si racconta che ai tempi della Dinastia Tang (618 d.C. – 907 d.C.) un tale di nome Wei, i cui genitori morirono prematuramente, una volta diventato grande, abbia fatto di tutto per trovarsi una moglie, dato che desiderava ardentemente sposarsi. Però, nonostante tutti i suoi sforzi, per quanto ne cercasse una, non riusciva a trovarla. Un dì, durante un viaggio, giunse in una città denominata Song, dove si fermò a riposare. Lì conobbe uno sconosciuto, a cui raccontò i propri problemi. Lo sconosciuto si offrì di aiutarlo e dichiarò che la figlia del governatore sarebbe stata un buon partito per lui. Si misero d’accordo per organizzare la cosa e stabilirono di vedersi il giorno seguente al tempio. Lì, Wei trovò un anziano, intento a leggere un vecchio libro. Costui era in realtà il dio dei matrimoni travestito. Incuriosito, il giovane chiese al vecchio di che libro si trattasse. Quest’ultimo spiegò che era un libro proveniente dall’Aldilà.

Allora Wei, stupito, chiese all’uomo che ci faceva in quella città visto che proveniva da un altro mondo. Questo rispose che doveva occuparsi di matrimoni. Così, Wei decise di condividere col vecchio la propria storia, in particolare le sue preoccupazioni riguardo la difficoltà a trovare una sposa. Lo informò, inoltre, della sua speranza di sposare la figlia del governatore. Il vecchio, tuttavia, lo ammonì dicendo: “No. Quella ragazza non è la persona a te destinata. In questo momento quella che sarà tua moglie ha solo tre anni e quando vi sposerete ne avrà diciassette.” L’anziano aggiunse che le anime gemelle sono legate da un filo rosso indistruttibile. Poi Wei chiese all’uomo di mostrargli la sua futura sposa. Questo lo accontentò, avvisandolo però che il futuro non sarebbe cambiato. Così, l’anziano signore portò Wei al mercato, dove gli indicò la bancarella di una vecchia signora cieca, con al collo una bimba di circa tre anni. L’anziano si smaterializzò nell’aria, dopo aver raccomandato al ragazzo di non cercare di cambiare il destino. Wei, deciso a fare di testa sua, chiamò uno dei propri servi, gli fornì un coltello affilato e gli ordinò di uccidere la bambina, che, a detta del vecchio, un giorno avrebbe dovuto sposare. Il servo, tentando di eseguire gli ordini del suo padrone, si recò dalla bambina e, con l’intenzione di colpirla al cuore, riuscì soltanto a sferrarle una coltellata in mezzo agli occhi. Dopodiché il servo fece ritorno dal padrone e lo informò dell’accaduto. Questo si dimostrò comunque contento, pagò il servo e pensò di essersi liberato una volta per tutte del proprio destino. Continuò così a cercare invano una moglie per quattordici anni. Il quattordicesimo anno dalla profezia del vecchio, Wei si trovava a Shianghzou, dove stava lavorando duramente. Lì conobbe la figlia del governatore locale, che gli fu data in sposa. La donna era bellissima e Wei l’amava moltissimo, ricambiato. La donna portava una strana fascia ornamentale sulla fronte. Wei se ne accorse fin da subito, ma non fece domande in proposito per anni. Poi, un giorno, si ricordò per caso del servo e della bambina e decise di chiedere spiegazioni alla donna. Questa gli rispose che gli aveva mentito, che non era la figlia del governatore, ma sua nipote, e che sulla fronte aveva la cicatrice di una brutta ferita che le era stata inferta da bambina. Allora Wei capì tutto, confessò la verità sull’accaduto alla moglie e, da quel momento, i due si amarono più di prima.

La storia è tratta dal libro “Dei, draghi e eroi della mitologia cinese” di Tao Tao Liu Sanders.

A cura di Franny.

5 risposte a "Il filo rosso del destino"

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